Il Tirreno

Empoli

«Io, parroco di strada emarginato dalla Chiesa»

di Francesco Turchi
«Io, parroco di strada emarginato dalla Chiesa»

Dopo quattro anni e mezzo di esilio in Trentino il prete operaio torna ad Avane ex quartiere difficile che si è trasformato grazie al suo lavoro a fianco dei deboli

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EMPOLI

«I personaggi scomodi vengono emarginati, oppure resi marginali dalla Chiesa. Io ho fatto il parroco alla Tinaia e ad Avane. Fate voi». Bentornato don Renzo. Prete amato dalla gente e, come spesso avviene, mal sopportato negli ambienti ecclesiastici. Bastano pochi flash sul suo passato per scoprire il perché. Fanfani, classe 1935, è per tutti il “prete operaio”. Ma anche artigiano. Quando è andato in pensione, dopo trent’anni di lavoro, si è iscritto allo Spi-Cgil. Don Renzo è quello che nel 1999 raccolse le firme davanti alla chiesa contro i 400 licenziamenti alla Nuova Pignone. E in occasione del referendum costituzionale, nel 2006, appese al campanile quattro striscioni rossi lunghi 20 metri contro lo stravolgimento della Costituzione. Che lui regalava a ogni ragazzo che faceva la cresima, insieme al Vangelo. Episodi pescati nel mare delle iniziative firmate da don Renzo, l’uomo che diceva messa alla casa del popolo e che ha trasformato un quartiere difficile della città in un paese ricco di vitalità.

L’addio. Quattro anni e mezzo fa la favola si interruppe. Lui che era un punto di riferimento per la città, e non solo; lui, che aveva guidato mille proteste; lui, che aveva preso per mano tanti ragazzi nella strada verso il riscatto, decise di mollare. Lasciò Avane. E lo fece a modo suo: celebrando l’ultima messa alla casa del popolo, davanti a trecento persone: «Avevo capito che la mia parabola era in fase discendente. Era arrivato il momento di lasciare. E poi morì il mio amico don Guerrino Zalla, anche lui prete-operaio, a Mollaro, in provincia di Trento. Anche il mio braccio destro Carla è originaria del Trentino e aveva voglia, dopo tanti anni, di tornare in quella terra. Così decisi di andare a fare il parroco a Mollaro, per un anno, in onore di Guerrino. Poi ho avuto problemi di salute, ho subito anche un intervento chirurgico al cuore. E così mi sono trattenuto in Val di Non più a lungo. Ma poi la nostalgia mi ha riportato qui».

Basco e martello. Quel 24 giugno 2007, sull’altare della casa del popolo, c’erano gli oggetti che hanno segnato la vita di don Fanfani: il basco da granatiere, il pialletto e la sega, la carretta e la pala del muratore, la canna del vetraio, l’incudine e il martello del fabbro: «Gli alamari, il pane e il vino accanto alla croce, gli attrezzi da lavoro e i vostri volti: oggi – disse – qui c’è tutta la mia vita». Niente di più vero. Fiorentino, classe 1935, dopo gli studi di ragioneria nel 1954 entrò al lavoro alla Pignone di Firenze. Poi entrò nell’Esercito. Nel 1957, ottenuta la “stelletta” da ufficiale, fu assegnato al primo Reggimento Granatieri di Sardegna. Diventò capitano; lasciò l’esercito dopo otto anni d’onorato servizio. Poi la svolta. A 31 anni fu ordinato sacerdote. Sarà un “prete operaio”. Lavorerà come operaio in aziende chimiche ed in fonderia a Firenze, poi in vetreria ad Empoli e infine, prima di andare in pensione, svolgerà in maniera eccellente l’attività di fabbro. Nel 1990 la diocesi destinò don Renzo alla parrocchia di Avane.

La missione. Un quartiere difficile, una periferia dimenticata, tra tossicodipendenza e disagio sociale: «È vero – ammette don Renzo – ma era un bronx relativo. Era semmai un paese di 1.500 abitanti: una dimensione che mi ha permesso di lavorare bene. Ci sono voluti dieci anni, ma abbiamo cambiato il volto del paese. Dico abbiamo, perché non ho fatto tutto da solo. Penso al Centro Giovani voluto dall’allora sindaco Varis Rossi, alla Casa del popolo, al Delfino Azzurro. È stata dura, ma tutti insieme siamo riusciti a fare qualcosa di importante».

Silvio e Monti. Nel 2004, quando Berlusconi era al governo, don Renzo riuscì a portare ad Avane Oscar Luigi Scalfaro, nell’ambito della mobilitazione a difesa della Costituzione e «contro – parole di Fanfani – quell'ideologia neo-liberista, della quale il governo Berlusconi è portatore, considera invece l'essere umano solo come produttore e consumatore, senza diritti e tutele, che potrebbero intralciare l'economia». Oggi l’era-Berlusconi sembra chiusa: «Ma il Vaticano – sottolinea oggi don Renzo – lo ha difeso fino ben oltre il limite e fino a quando ha potuto». E Monti? «Dicono che sia un po’ noioso, ma sta facendo ciò per cui è stato chiamato. Ha spessore internazionale e ha restituito credibilità all’Italia in Europa. Spero che tra un anno, quando se ne andrà, non torni quella gente lì: i Gasparri, i Cicchitto e compagnia. Per carità».

Mondo malato. «Purtroppo sulla scena politica non vedo personaggi di spessore. Non c’è un Togliatti o un De Gasperi. D’altra parte il mondo è cambiato. I partiti non mi piacciono. O almeno, a Roma vedo anche ladri, mentitori e assassini. Esattamente come avviene a livello mondiale: il potere è in mano a mille farabutti che condizionano la vita dell’umanità, che hanno causato miseria, disperazione e suicidi con le speculazioni finanziarie e quella roba lì».

Cercasi sinistra. «Vendola? Mi piace, soprattutto quando parla di Europa. Io sono un profondo europeista. Ma in generale mi sembra che alla sinistra manchi l’orizzonte. Per dirla con Dante: “Ha la vista corta di una spanna”».

Il ritorno. Dopo quattro anni e mezzo di esilio, ha deciso di tornare. Oggi ad Avane c’è la festa, ma il suo nuovo quartier generale è altrove: «Ho scelto Limite, perché lì ho trovato due stanze adatte alle mie necessità, tramite la badante. E perché lì si è trasferito Domenico, il fabbro a cui ho insegnato il mestiere per poi lasciargli la bottega».

Gli eredi. Insomma, don Renzo è tornato. E difficilmente se ne starà in disparte a guardare il tempo che passa: «Ma sono acciaccato... avessi qualche anno in meno...», la Chiesa avrebbe un prete di strada in più. Uno di quei personaggi di cui in tanti sentono la mancanza: «I giovani preti hanno idee diverse ed è giusto così. Noi andavamo nelle fabbriche... Il mio erede? Don Alessandro Santoro (il prete delle Piagge a Firenze impegnato nel sociale, che celebrò il matrimonio tra un uomo e una donna nata uomo, ndr) lavora bene».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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