Sicurezza
Eternit, mille metri quadri in mezzo a decine di case
Il Comune ha ordinato ai proprietari dell’immobile dell’ex vetreria Cesa di rimuovere l’amianto perché pericoloso ma un ricorso al Tar blocca tutto
EMPOLI
Un pericolo pubblico grande mille metri quadrati in mezzo alle abitazioni. È l’ex vetreria Cesa, in via Meucci, una delle più importanti a Empoli negli anni tra il 1920 e il 1950. Dell’attività rimane adesso un fabbricato fatiscente nella zona delle Cascine con un’ampia copertura in eternit, che finora non si è riusciti a smantellare in barba alla rabbia e alla paura degli abitanti del quartiere.
La vicenda si protrae da oltre dieci anni rimbalzando tra gli uffici comunali, quelli di Asl e Arpat e le aule di tribunale. Nel novembre scorso la giunta ha emanato un’ordinanza di bonifica ai sette proprietari dell’immobile. Questi ultimi hanno a loro volta presentato ricorso contro il provvedimento al Tar della Toscana, che nei prossimi mesi dovrebbe pronunciarsi. Intanto il pericolo rimane e minaccia centinaia di famiglie del quartiere. Ma andiamo con ordine.
Nel giugno 2001 alcuni residenti della zona presentarono un esposto all’ufficio ambiente del Comune per mettere in sicurezza l’area della ex vetreria. Partirono i sopralluoghi del dipartimento prevenzione di Asl e Arpat, che accertarono la stabilità della copertura in amianto. Tuttavia venne redatto un piano di monitoraggio della struttura, in accordo con la proprietà. La situazione era rimasta sotto controllo fino a fine 2010, quando l’ultimo sopralluogo dei tecnici Asl mise in evidenza dei problemi.
La nota inviata al Comune riferiva che sulla copertura non erano mai stati fatti interventi di ristrutturazione e che soprattutto «dall’analisi del campione prelevato è risultata la presenza di amianto crisotilo e crocidolite per una quantità di polveri e fibre libere maggiore di 100 mg/kg e pertanto la copertura rientra tra i materiali danneggiati». La valutazione dello stato del tetto «ha dato un risultato pari a 72, valore che impone l’intervento di rimozione». Di qui l’emissione dell’ordinanza 307 che obbliga i proprietari (Corradino, Elettra ed Elida Corradini, Riccardo Peruzzi, Griselda Francioni, Luana Boschi e Marietta Niccolai) alla rimozione della copertura, a cui, come detto ha fatto seguito il ricorso.
«Sono anni che questa vicenda si trascina - spiega l’assessore all’ambiente Niccolò Balducci - e ancora non siamo riusciti a risolverla definitivamente. L’amministrazione, al di là dell’ordinanza, può fare poco. Gli abitanti del quartiere sono venuti più volte a parlare da me, il problema è che tocca ai proprietari bonificare l’area ma non hanno trovato un accordo per riqualificare l’edificio. Attendiamo fiduciosi la sentenza del Tar: se il parere sarà a favore del Comune e la proprietà non provvederà ai suoi obblighi, faremo scattare le sanzioni».
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