Il dolore
Per Castellacci scatta la condanna
L’ingegnere giudicato colpevole per la costruzione di un pontile senza il placet della Soprintendenza
CERRETO GUIDI
Il primo capitolo delle vicende giudiziarie legate al Pontile di Lido di Camaiore si conclude con tre condanne. La decisione del giudice di Viareggio Gerardo Boragine – che ha accolto in pieno le richieste del pubblico ministero Antonio Mariotti – riguarda il noto imprenditore Stefano Varia (difeso dall’avvocato Lodovica Giorgi), l’ingegnere cerretese dirigente del Comune di Camaiore Claudio Castellacci (rappresentato ieri dall’avvocato Debora Di Nero) e l’ingegnere lucchese Livio Radini. Al centro della vicenda la mancanza dell’ autorizzazione paesaggistica della Soprintendenza per la costruzione del Pontile. La sentenza è stata contestata dai difensori degli imputati che si sono detti sorpresi per la decisione del giudice. Il processo arrivato alla sentenza di primo grado è solo una “tranche” del procedimento che si svolge in tribunale a Lucca e vede coinvolte 15 persone per presunte irregolarità riguardanti il Project Financing per la realizzazione del pontile.
La sentenza. Tre condanne a 30 giorni di arresto e un’ammenda da 30mila euro. Al giudice monocratico del tribunale di Viareggio Gerardo Boragine sono bastati poco più di dieci minuti di camera di consiglio per arrivare a una decisione. E così ieri, attorno alle 14, dopo l’ennesima discussione tecnica in aula, è arrivata la sentenza di condanna che ha accolto in pieno le richieste fatte dal pm Antonio Mariotti nella sua requsitoria finale. «L’autorizzazione paesaggistica non c’è mai stata - ha detto il Procuratore in aula - e durante il dibattimento si è ipotizzato che potesse essere surrogata in qualche maniera. Anche se alcuni tecnici in aula hanno detto che l’autorizzazione della Soprintendenza non era necessaria, una recente sentenza del Consiglio di Stato afferma il contrario: l’autorizzazione deve essere espressa e motivata».
La difesa. Di parere opposto i difensori dei tre imputati che hanno tutti ribadito la tesi sostenuta durante le numerose udienze del processo: tutto era in regola per iniziare i lavori, e la Soprintendenza aveva già espresso il suo parere chiedendo alcune modifiche - puntualmente applicate - al progetto iniziale.
L’inchiesta principale. Quello che si è concluso ieri a Viareggio è un processo marginale rispetto a quello relativo al filone principale delle inchieste sul Pontile e sui vari project financing di Lido di Camaiore. Qui gli imputati sono 15 - tra cui lo stesso Claudio Castellacci e il figlio Francesco - e l’accusa parla di un giro di due milioni di euro fra incarichi “sospetti” e presunte tangenti. La prossima udienza in tribunale a Lucca avrà luogo a fine marzo. Il giro d’affari sospetto fi avrebbe fatto da collante ai lavori pubblici nel territorio di Camaiore. Oltre al Pontile nel mirino dei Pm ci sono anche i poli scolastici di Lido e Capezzano e l’area ex Benelli. Finora l’inchiesta principale ha portato al rinvio a giudizio per 15 imputati, tra cui appunto il dirigente comunale Claudio Castellacci, il figlio professionista e gli imprenditori Stefano Varia, Brunello Pardini e Giuseppe Bicicchi. Secondo l’accusa al centro di tutto il giro di affari ci sarebbe stato proprio Castellacci che avrebbe redatto un bando in modo da favorire le imprese associate nella Project Pontile Lido.
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