Attenzione
Due società della camorra scoperte nel circondario
Sequestrate su ordine della procura antimafia un’impresa di trasporti e una scuderia con diciassette cavalli da corsa intestate a dei prestanome
EMPOLI
Una scuderia a Empoli con 17 cavalli da corsa, una società di trasporti vicino a Empoli. E un prestanome proprietario della scuderia. L’operazione contro il clan camorristico dei Terracciano, che ha portato al sequestro di beni per 41 milioni di euro, passa anche dal circondario. E lo coinvolge a pieno titolo. Nel giorno del vertice sulla sicurezza, con sindaci, prefetto e questore di Firenze, arriva un altro forte campanello d’allarme: l’Empolese Valdelsa è un territorio su cui mafia e camorra mettono sempre più attenzione. E le infiltrazioni sono ormai acclarate. Dopo il gruppo vicino ai Casalesi sospettato di aver minacciato un imprenditore in Valdelsa, ora nei nostri comuni compaiono personaggi legati alla famiglia Terracciano che già dal 1971 risulta affiliata alla Nuova camorra organizzata del boss Raffaele Cutolo.
Un’operazione enorme, quella portata avanti dalla guardia di finanza di Firenze, frutto del lavoro di due anni che ha portato per la prima volta all’applicazione in Toscana della misura patrimoniale antimafia emessa dal tribunale di Prato su richiesta del procuratore distrettuale antimafia di Firenze, Giuseppe Quattrocchi.
In questo modo sono stati sottratti beni alle persone indiziate di appartenere ad associazioni di tipo mafioso che hanno redditi eccessivamente sproporzionati rispetto al tenore di vita condotto oppure quando gli stessi patrimoni sono da ritenersi frutto di attività illecite. Questo il contesto di indagini che ha portato le fiamme gialle ad analizzare i conti correnti dell’empolese sospettato di essere uno dei prestanome utilizzato dal clan. La Finanza ritiene che operasse da tempo per conto della famiglia campana. Da qui è partito il sequestro della scuderia con 17 cavalli da corsa intestata a lui e di una società di trasporti nelle vicinanze di Empoli sempre riconducibile al gruppo e intestata a un prestanome.
Il terminale empolese era una delle 71 persone tra familiari e prestanome del gruppo camorristico che in Toscana avrebbe due capi. Entrambi sessantenni ed originari dello stesso paese della famiglia Terracciano, si sono trasferiti nel Pratese a partire dai primi anni Novanta. Un gruppo, che secondo gli investigatori, sarebbe dedito alle estorsioni, all’usura, allo sfruttamento della prostituzione e al riciclaggio di denaro sporco. E che sarebbe addirittura indipendente da quello partenopeo. Proprio attraverso la fitta rete di prestanome, il clan avrebbe tentato di impedire la riconducibilità dei numerosi beni che con l’operazione della Finanza sono stati sequestrati.
Tra questi, 31 immobili, 44 società, un noto locale notturno a Prato, uno yacht di 12 metri del valore di 300mila euro, alcune decine di autovetture di grossa cilindrata.
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