Italia
Bilanci, 7 milioni in meno balzo delle aliquote Imu
Nel circondario casse ridotte all’osso dai provvedimenti di Tremonti e di Monti Solo una parte del gettito sulle case alle amministrazioni, tra 10 giorni le scelte
EMPOLI
Sulle aliquote dell’Imu siamo ancora nella fase delle stime, anche se presto arriverà il tempo delle decisioni. Ma intanto una certezza in più c’è ed è decisamente poco piacevole: i Comuni del circondario dovranno fare i conti con un taglio di trasferimenti dallo Stato di 7 milioni di euro.
La stima. È quanto è emerso dal summit tra assessori alle finanze e ragionieri dell’Empolese Valdelsa, che si sono riuniti per cercare una bussola comune in vista della stesura dei bilanci. Una cifra ottenuta seguendo le indicazioni fornite dall’Ifel (Istitituto per la finanza e l’economia locale), visto che la quantificazione precisa sarà fornita dal governo soltanto nei prossimi mesi. Il taglio è figlio della manovra Tremonti (decreto 78/2010) e del decreto Salva Italia targato Monti. La sforbiciata è generalizzata: si va da 1,8 milioni per Empoli a 133mila euro di Gambassi.
Effetto Imu. Di fronte a un dato del genere, per chiudere i bilanci i sindaci dovranno fare leva sull’Imposta municipale unica. Ma il “giochino” non è così semplice, perché non tutto il gettito dell’Imu resterà nelle casse comunali, come invece avveniva con l’Ici.
La spartizione. L’intero gettito per la prima casa resterà ai Comuni, che nell’Empolese Valdelsa hanno più volte ribadito la volontà di non toccare l’aliquota minima (4 per mille). Per tutti gli altri immobili invece l’aliquota è del 7,6 per mille, con gli enti locali che hanno la facoltà di abbassarla (ipotesi alquanto improbabile) o aumentarla (quasi certamente) fino a un massimo di tre punti (10,6 per mille). Ad aliquota base (7,6 per mille) la torta viene spartita in due fette uguali tra Stato e Comune, con quest’ultimo che incassa interamente l’eventuale eccedenza.
Lacrime e sangue. Si potrebbe dire: lo Stato taglia trasferimenti e allo stesso tempo reintroduce un’imposta sulla prima casa, quindi i Comuni da una parte perdono ma dall’altra guadagnano. E invece sembra proprio che non sia così. Anzi. «Prendiamo come esempio – spiega Federico Campatelli, sindaco di Gambassi Terme e delegato alle finanze del Circondario – il capannone di un artigiano nel mio Comune. Con l’Ici (aliquota al 6,4 per mille) nel 2011 pagava 1.500 euro, che finivano interamente nelle casse comunali. Con l’Imu, tenendo anche l’aliquota base (7,6 per mille) pagherà 2.500 euro. Ma attenzione: la metà andrà allo Stato e il Comune incasserà quindi 1.250 euro, ossia 250 euro in meno rispetto all’Ici». Di conseguenza per garantirsi un introito identico il Comune dovrebbe inevitabilmente ritoccare l’aliquota e alla fine a rimetterci sarebbe l’artigiano, già alle prese con un salasso.
Prima casa. Quando nel 2008 Berlusconi abolì l’Ici sulla prima casa ci fu una sommossa dei Comuni, che dovettero fare i conti con un mancato introito di circa 12 milioni nel circondario (3,5 milioni solo a Empoli), garantito comunque – seppure con notevoli ritardi – da trasferimenti dello Stato di pari importo.
L’esempio. Ma ecco cosa succede con l’introduzione dell’Imu anche sulla prima casa: «Gambassi – spiega ancora Campatelli – nel 2011 ha incassato 883mila euro di Ici. E a questi si aggiungevano 433mila euro di trasferimenti statali come “indennizzo” per il mancato introito sulla prima casa. Ad aliquote base con l’Imu la nostra quota di competenza, togliendo già il 50% che va allo Stato per tutto ciò che non è prima casa, sarebbe di 1 milione e 121mila euro». E qui – come se non fosse già abbastanza caotica tutta la questione – entra in ballo la “clausola d’invarianza”: «La differenza tra 1,2 milioni (Imu 2012) e 883mila (Ici 2011), cioè 238mila euro va subito allo Stato. Che oltre a questi ci toglie anche i 133mila euro di minori trasferimenti». Questo, in proporzione, vale indistintamente vale per tutti i Comuni del circondario.
Tabella di marcia. La materia è indubbiamente complessa, ma il tempo stringe: «L’obiettivo è approvare i bilanci entro la fine di aprile. Entro una decina di giorni fisseremo le aliquote». Che non saranno uguali in tutti i Comuni: «Le scelte politiche di fondo saranno fatte insieme, poi ognuno camminerà con le proprie gambe». La certezza è che l’Imu sarà utilizzata, nonostante la contrarietà delle associazioni di categoria – come una mini-patrimoniale, salvaguardando la prima casa a discapito di tutto il resto.
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