Sicurezza
La Fattoria Bini dopo 2 secoli di vino produrrà la birra
L’amministratore delegato Mainardi: così puntiamo a conquistare nuove quote del mercato italiano
EMPOLI. Si chiamano Avenue e Route ma, contrariamente a quanto i nomi potrebbero far pensare, non sono birre inglesi ma toscanissime che stanno per essere lanciate sul mercato grazie alla voglia di reinventarsi di una delle storiche aziende vinicole dell’Empolese Valdelsa: la Fattoria Bini di Monterappoli. Dopo oltre duecento anni spesi a far vini, vinsanti e oli, l’impresa fondata nel 1802 da Mariano Bini ha deciso di esplorare un territorio sconosciuto: quello appunto della birra.
Viti e orzo. «La fattoria possiede circa 400 ettari di terreno – ha detto l’amministratore delegato della Fattoria Bini Simone Mainardi – ed è prevalentemente specializzata nella coltivazioni di viti (circa 32 ettari) e olivi (circa 25 ettari)». A queste attività però si affianca da sempre una coltivazione di orzo che da sempre stuzzicava la volontà di Mainardi di gettarsi nell’impresa della produzione birraia, un mercato meno saturo di quello vinicolo in Italia e tramite il quale l’amministratore delegato spera di poter conquistare nuove fette di consumatori italiani, sempre più difficili da agganciare per mezzo dei vini, seppur di qualità.
Nuovi mercati. «I buoni vini toscani – ha detto Mainardi in occasione della presentazione della Garage beer a Monterappoli – vanno molto bene all’estero ma la crisi ha ridotto notevolmente il nostro giro d’affari sul territorio nazionale». Mainardi ha spiegato che c’è una voglia di imparare l’arte della produzione birraia ma sa bene che non ci si reinventa mastri birrai in un giorno. Per questo motivo ha iniziato la nuova avventura instaurando una partnership con due giovani imprese toscane estremamente promettenti: la ditta “Birra Amiata” di Arcidosso, Grosseto, e la Garage Inc., officina e negozio empolese specializzato in Harley Davidson. Ai primi è stata affidato il vero processo produttivo, ai secondi la realizzazione del cosiddetto packaging, l’elaborazione di logo, marchio e bottiglia in modo da rendere il prodotto il più allettante possibile.
Il marchio. «Avere ingredienti eccellenti non basta – ha detto Simone Mainardi - dovevamo trovare i partners giusti che li facessero spiccare, sia nella lavorazione che nella promozione. Legarci al miglior mastro birraio e scovare un brand che rappresentasse con una metafora il piacere della scoperta, di un viaggio sensoriale tra i sapori della propria terra, di un gusto nuovo, era il nostro principale obiettivo. Crediamo di averlo raggiunto».
Per tutti i gusti. Tre i tipi di birre prodotti finora: la Avenue, una birra di frumento non maltato ed orzo, la Route, birra chiara più fruttata grazie anche all'aggiunta dei luppoli americani dai profumi e sapori particolari che conferiscono alle birre gradevolezza ed unicità. La terza è una bevanda che sarà presentata a breve alla fiera Sapore 2012 di Rimini e si chiama Dea Madre. La particolarità? È una birra al miele invecchiata nei caratelli contenenti la madre del vin santo “65 Lune” prodotto dalla Fattoria Bini. «Il progetto ci ha subito entusiasmato – ha detto il mastro birraio di Birra Amiata Claudio Gerullo – perché per gli appassionati di birra come noi è emozionante pensare di poter osservare l’orzo che utilizzeremo per la birra fin dalla semina. Per la prima volta posso avere la certezza che si tratta di orzo non trattato e coltivato in modo onesto».
La distruzione. I canali di distribuzione, hanno spiegato i tre partner del progetto Garage beer, saranno principalmente i siti delle tre aziende e quello dedicato alle birre www.garagebeer.it e i ristoratori. Già migliaia gli ordini raccolti dai produttori che inizieranno a distribuire solo dal mese prossimo.
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