Il Tirreno

Empoli

PERSONAGGI/2

Quando Cutennino si esibiva in Arno

Per pochi soldi si tuffava legato mani e piedi e nuotava lo stesso

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FUCECCHIO

Il circo Harryson, nella Buca del Palio con due spettacoli al giorno fino a domenica prossima, ha fatto venire in mente a un vegliardo, che aveva accompagnato i nipoti allo spettacolo, un certo Cutennino, sampierinese. Così s’è messo a raccontare di quando, a metà Ottocento entrò in funzione la strada ferrata Leopolda Firenze Livorno, mettendo però in crisi i navicellai, che sull’Arno trasportavano le merci, e anche l’indotto (come si direbbe oggi) di chi li aiutava dalle sponde per risalire la corrente. Ma era gente che sapeva far di tutto, e abituata a lavorare sodo per pochi soldi.

Uno di quelli rimasti con le mani in mano, di cui si ricorda il soprannome (l’avevano un po’ tutti) Cutennino, s’inventò un’attrazione. In località Ontraino, a monte di San Pierino, si faceva legare mani e piedi, non da complici ma dai presenti di volta in volta diversi. Poi veniva buttato in Arno.

Il fiume è sempre stato pericoloso per farci il bagno, anche quando poi, anche nel secondo dopoguerra, sarà usanza andarci a cena sulle sponde; figuriamoci nelle condizioni di Cutennino. Che invece, dopo pochi secondi dal “tuffo”, tornava a galla, e sempre legato, dimenandosi con il corpo e aiutato dalla corrente, arrivava pian piano sotto il ponte. Dove in acqua lo aspettavano numerose imbarcazioni, che se lo disputavano per farlo salire a bordo e festeggiarlo come un eroe. Mentre chi assisteva da sponde e spallette batteva le mani per lo spettacolo. E Cutennino veniva alla fine compensato, a volte con qualche soldo, a volte con una mangiata abbondante. (l.g.)

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