Sicurezza
La difesa dei colleghi: «Non ci crediamo»
Parla un insegnante che lo conosce bene: «Troppo spettacolo, potrebbe trattarsi di una vendetta»
CASTELFIORENTINO
«Non riusciamo a crederci. Per noi può anche essersi trattato di una trappola». Il professore Marco Nebbiai insegna cucina all’alberghiero di Castelfiorentino. E prova a fotografare il sentimento si sconcerto e di incredulità che ha accompagnato una giornata surreale come quella di ieri all’interno di una scuola-modello che per una volta, e non certo per sua responsabilità, ha guadagnato la ribalta nazionale per una brutta vicenda. Che ha visto arrivare i carabinieri, in passato ospiti in occasioni di conferenze, stavolta per un motivo ben diverso.
«Giuseppe – racconta Nebbiai – è benvoluto da tutti, a cominciare dagli studenti. La sua è una materia che piace molto ai ragazzi e Fenucci è molto bravo a instaurare schietto e diretto coi ragazzi». Marco lavora fianco a fianco ogni giorno con Giuseppe.
Che non ha mai dato motivi di sospetto. Nessun comportamento particolare, nessun precedente penale «Io ancora non ci credo. Mi sono svegliato e il primo pensiero è andato a questo fatto, a Giuseppe, al fatto che non riesco a crederci. Perché lo conosco da tanti anni. Non ci frequentiamo al di fuori della scuola, perché lui abita a Colle Val d’Elsa e io a San Miniato. Ma trascorriamo tante ore ogni giorno a contatto. Non è possibile».
E il professore Nebbiai non è il solo a pensarla così: «Quello che dico rispecchia un po’ il pensiero di molti miei colleghi. Stamani (ieri, ndr) ne abbiamo parlato a lungo. E tutti siamo concordi nel sostenere che o Fenucci ha una seconda vita e ci ha fregati tutti oppure qualcuno gli ha voluto fare del male, ha deciso di rovinarlo, per un motivo che non conosciamo». Ma c’è anche un altro aspetto di questa triste vicenda che non è andata giù ai professori dell’Enriques: «La spettacolarizzazione dell’arresto. Ci chiediamo se non c’era altro modo per fare questa operazione. I carabinieri l’hanno arrestato durante la ricreazione, di fronte agli occhi dei ragazzi. Ormai la sua reputazione è rovinata, al di là di come andrà a finire. Nessuno in questa fase può escludere che il nostro collega sia vittima di una vendetta».
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
