Il dolore
Suor Chiara in odore di santità
Ottorino Toni raccolse molte testimonianze sulle grazie ricevute
FUCECCHIO
Si è persa memoria di una suora del monastero di San Salvatore in odore di santità. Ottorino Toni, commerciante di Sant'Andrea, dopo la sua morte (15 febbraio 1940), raccolse non poche testimonianze su grazie ricevute. Una gli arrivò da Dinora Canovai Sgherri, ventidue anni. Costretta a vivere a letto, dopo aver invocato l'intervento della suora, aveva ripreso a camminare. Padre Vincenzo Checchi, francescano del ritiro della Vergine, nel 1942, scrisse il testo per un santino. Insomma, c'era grande interesse intorno a questa figura di religiosa vissuta fino a 75 anni. Interesse finito chissà dove, forse a causa della guerra, che costrinse al avere altri pensieri, così come il dopoguerra. E il nome di suor Chiara, al secolo Cesira Garzi, nata a Cortona il 1° dicembre 1865, è rimasto in pochi appunti, sparsi qua e là, di ricercatori e cultori del passato. Appartenente a un a famiglia credente, Cesira diventa maestra a diciotto anni. Il primo incarico, lo ottiene non lontano da casa, nella frazione Teverina. E' una bella ragazza, gli uomini la corteggiano. C'è chi arriva a proporle il matrimonio. Risponde di no. La sua vita è altra. E, a trentatré anni, esattamente il 26 maggio 1898, si fa clarissa nel monastero di Fucecchio. Dov'è subito insegnante delle novizie, poi vicaria, infine badessa. Comunque, qualsiasi incarico ricopra, trova sempre il tempo per assistere le consorelle malate. Ormai anziana, è colpita da paralisi progressiva. Ma lei affronta la condizione con serenità e fede. Al punto che tutti ne parlano come di una santa.
Riccardo Cardellicchio
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