Sicurezza
Famiglia intossicata per combattere il gelo
Il padre accende un braciere in casa per riscaldare i due figli piccoli ma finiscono tutti all’ospedale: lui era ai domiciliari e avverte i carabinieri
CASTELFIORENTINO
Ha accusato i sintomi classici dell’intossicazione da monossido di carbonio. Mal di testa, nausea, vista sfocata. Ha visto che anche i suoi bimbi non stavano bene. E ha chiesto l’intervento dell’ambulanza. Ma mentre lo stavano trasportando insieme ai bimbi all’ospedale, si è ricordato di essere agli arresti domiciliari. E così ha avvertito dell’evasione forzata direttamente il 112.
Protagonista un marocchino di trentadue anni, che abita con la famiglia in via Tilli a Castelfiorentino alto. L’uomo di trova agli arresti domiciliari per una storia di spaccio di sostanze stupefacenti.
Per scaldare l’ambiente, reso gelido dalle temperature di questi giorni, in assenza di un impianto di riscaldamento, ha acceso un braciere all’interno dell’appartamento posto al primo piano dell’edificio di via Tilli, in vista della notte quando, come ormai accade da una settimana, la temperatura sarebbe scesa abbondantemente sotto lo zero. Con lui in quel momento – in attesa della cena – c’erano i suoi bambini, rispettivamente di otto e tre anni, infreddoliti e subito dopo rigenerati da quel calore improvvisato.
Ma in pochi minuti quell’idea nata a fin di bene, frutto dell’amore di un genitore che cerca di fare qualcosa per non vedere i suoi piccoli soffrire, ha rischiato di trasformarsi – come talvolta accade – in una tragedia.
Tutta colpa del killer silenzioso, che si è sprigionato dal braciere rudimentale, acceso senza la minima precauzione e senza accertarsi che all’interno dell’abitazione ci fosse la necessaria ventilazione. Il monossido di carbonio infatti si forma ogni volta che sostanze contenenti carbonio sono bruciate in difetto di ossigeno. È un gas incolore, inodore, insapore, non irritante e altamente tossico per l’organismo.
Fortunatamente però il trentadueenne marocchino si è reso conto in tempo di cosa stava accadendo. Quando ha accusato il primo malessere, ha chiesto aiuto alla centrale operativa del 118, che ha inviato sul posto un’ambulanza.
Sul posto sono intervenuti anche i vigili del fuoco di Petrazzi per la bonifica dell’appartamento. I tre sono stati trasportati a Careggi.
Ma durante il viaggio il trentaduenne si è ricordato di essere agli arresti domiciliari. E così, con il suo cellulare, ha chiamato il 112. Gli ha risposto la centrale di Firenze, dove hanno preso nota dell’insolita telefonata: «Sono agli arresti domiciliari in via Tilli a Castelfiorentino. Dite ai vostri colleghi che non mi trovano in casa perché sto andando in ospedale insieme ai due miei figli per un’intossicazione». Una precauzione fondamentale per non essere accusato di evasione, con la conseguenza di finire in carcere.
Una prospettiva che, anche in un momento di seria difficoltà e di poca lucidità, ha spinto il marocchino a comunicare il suo spostamento. I tre sono stati ricoverati in ospedale, ma fortunatamente non sono in pericolo di vita.
Il padre di famiglia è stato raggiunto dai carabinieri, che piantonano la sua stanza.
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