Il dolore
Chiesto il processo per Gorelli
Il giovane rischia l’accusa di tentato omicidio: aggredì 2 carabinieri a Pasquetta, uno è ancora in coma
CERRETO GUIDI
La Procura di Grosseto ha chiesto il processo per Matteo Gorelli, 19 anni, di Cerreto Guidi, sospettato di tentato omicidio per l'aggressione ai due carabinieri della Compagnia di Pitigliano, Domenico Marino, 36 anni, e Antonio Santarelli, 43 anni, avvenuta il 25 aprile scorso, la mattina di Pasquetta, a un posto di blocco. Gorelli insieme ad alcuni amici aveva raggiunto su una Clio la Maremma per partecipare a un rave party. L'udienza preliminare in cui sarà valutata la richiesta di rinvio a giudizio è già stata fissata ma la notifica non è ancora giunta a tutte le parti interessate: imputato, difensori (Luca Tafi e Francesco Paolo Giambrone), parti offese e loro legali dovrebbero comunque ritrovarsi davanti al giudice Valeria Montesarchio fra poco più di un mese. Un'aggressione avvenuta con l'aggravante dei futili motivi, scrive il pm Giuseppe Coniglio, e in concorso con i tre amici – uno di Limite sull'Arno, l'altro di Mercatale di Vinci, entrambi diciassettenni all'epoca, e la ragazza di Lastra a Signa, all'epoca sedicenne - la cui posizione è comunque oggetto di trattazione da parte del Tribunale dei minorenni. Un'aggressione che ha causato lesioni gravissime a Santarelli, in coma irreversibile da mesi in un centro specializzato in Emilia Romagna (la prognosi iniziale era di "trauma cranico con emorragia cerebrale"), e postumi a un occhio a Marino. Per Santarelli, appunto, deve essere nominato un curatore speciale, che prenda decisioni per il carabiniere in qualità di parte offesa (tra queste ultime vi è anche un'associazione di Milano che rappresenta le vittime di atti di questo genere). Nei mesi scorsi il Tribunale civile aveva disposto il sequestro conservativo in favore di Santarelli per 2,5 milioni di euro in beni mobili e immobili appartenenti alle famiglie dei quattro giovani coinvolti. Un'aggressione brutale: «quando ho preso il palo, i miei amici se ne sono accorti, io li ho guardati e loro hanno capito cosa volevo fare», aveva detto Gorelli nell'interrogatorio reso alcune settimane dopo l'udienza di convalida nella quale aveva scelto di non parlare, ricostruendo gli attimi che avevano preceduto la prima aggressione. Poi, per renderli definitivamente inoffensivi una volta a terra, avrebbe usato anche la torcia presa dall'auto di servizio dei militari che lo avevano fermato per sottoporlo all'alcoltest. Poi la fuga e quindi la cattura al termine di un inseguimento, con la pattuglia intervenuta che aveva dovuto sparare ai pneumatici per fermare la Clio, con una colluttazione. Tracce di sangue dei due militari aggrediti erano state rinvenute dai Ris dei carabinieri sulle scarpe e sugli indumenti di Gorelli, trovato anche positivo nel la verifica dello stato di ebbrezza.
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