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Scoperta choc un sacrificio umano nella città etrusca

Scoperta choc un sacrificio umano nella città etrusca

Trovato a Montereggi uno scheletro in un cunicolo a 9 metri forse un prigioniero immolato dopo un grande banchetto

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di Lucia Aterini

CAPRAIA. Per secoli e secoli il suo corpo è rimasto adagiato su vasi da vino e schiacciato da una coperta di nove metri e mezzo di sassi. Poi, pochi mesi fa, le sue ossa hanno rivelato una storia violenta ma comune nel terzo secolo avanti Cristo. A Montereggi gli archeologi hanno trovato uno scheletro che per il luogo in cui è stato trovato, proprio al centro dell’acropoli, altro non sarebbe che un sacrificio umano immolato dopo la rifondazione della nuova città. Una città più fortificata rispetto a quella di prima perché, proprio nel terzo secolo avanti Cristo stavano calando i Celti e gli Etruschi cercavano di arginare l’onda del Nord.

Lo scavo è stato portato avanti dal Museo Archeologico di Montelupo, in collaborazione con l’amministrazione comunale di Capraia e Limite. E nel mese di ottobre si è conclusa la settima campagna. Già da un anno era emerso una specie di pozzo con un riempimento di laterizi. Gli archeologi si sono incuriositi e hanno deciso di andare in fondo. Alla fine è stato trovato un piano realizzato con le grandi tegole tipiche dei tetti etruschi, «sotto il quale è tornato alla luce la parte superiore di una orcio (dolium), appositamente spezzata e posta a coprire una nuova superficie - spiega il direttore del Museo Fausto Berti - asportate le pesanti porzioni del dolium, gli scavatori si sono imbattuti con grande sorpresa in resti umani».

«Si trattava dello scheletro intero di un uomo adulto, circa trent anni calato nel pozzo – presumibilmente già morto – dopo averlo inserito in un sacco-sudario senza vestiti- va avanti il direttore - sotto lo scheletro è emersa una quantità significativa di vasi destinati al consumo di vino, che al loro interno conservano una cospicua quantità di resina, destinata a renderli impermeabili». Secondo la ricostruzione, «si tratterebbe di un prigioniero - spiega ancora Berti - immolato come buon auspicio per la rifondazione della nuova città».

Ora lo scheletro verrà analizzato per conoscerne l’identità genetica e definire l’evento della sua morte. «Sappiamo, infatti, che per legge (la legge delle 12 Tavole romana, non difforme, però, per quanto sappiamo, dalle usanze etrusche) - spiega Berti - era vietato con estremo rigore il seppellimento umano in area urbana».

Il vero e proprio “letto” di ceramiche vinarie, sul quale giaceva il corpo, segnala poi una strana successione di fatti, e cioè «un grande banchetto – probabilmente collettivo – che precedette la deposizione del defunto». Tra alcuni mesi si prevede di esporre lo scheletro ed i materiali rinvenuti al disotto di esso – oltre agli eventuali, altri reperti rinvenuti nel pozzo – al Museo Archeologico di Montelupo.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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