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Consorzio Etruria, slitta il verdetto dei creditori

Consorzio Etruria, slitta il verdetto dei creditori

Il tribunale rinvia al 20 febbraio l’inizio delle votazioni sul concordato preventivo ma centinaia di imprese hanno già comunicato la loro decisione via fax o email

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di Luciano Menconi

EMPOLI

Il giorno più lungo per il Consorzio Etruria è iniziato ieri mattina ma si è concluso senza verdetti. Ci vorranno almeno due mesi per conoscere l’esito dell’assemblea dei creditori chiamati a votare sulla proposta di concordato preventivo presentata dall’azienda e approvata dai commissari giudiziali nominati dal tribunale di Firenze.

Il giudice delegato Isabella Mariani, alla luce della relazione dei commissari che hanno valutato conveniente per i creditori la proposta di concordato di Consorzio Etruria, ieri mattina ha ritenuto opportuno disporre un breve rinvio dell'inizio delle votazioni al 20 febbraio. Questo, è stato spiegato durante l’udienza, per consentire alla società e ai commissari di effettuare limitati e specifici approfondimenti su alcuni aspetti del piano, al fine di garantire la massima informazione ai creditori e nel loro interesse. Tali approfondimenti verranno resi noti sul sito internet del concordato (www.concordatoconsorzioetruria.com) entro la data della prossima adunanza convocata per le ore 10 del 20 febbraio.

All’assemblea di ieri mattina, nell’aula B2 del tribunale in via dell’Agnolo, hanno partecipato oltre duecento creditori. Altre centinaia avevano già provveduto a far pervenire al tribunale la loro dichiarazione di voto tramite fax o e-mail.

A partire dal 20 febbraio scatteranno altri venti giorni entro i quali i creditori dovranno comunicare la propria decisione al tribunale. Dopodiché i giudici si prenderanno un po’ di tempo - almeno un paio di settimane - per raccogliere tutti i dati e scrivere la sentenza.

Se vinceranno i sì, il concordato verrà omologato e il Consorzio Etruria potrà fare due cose. La prima: procedere al piano di dismissioni che consentirà di pagare totalmente i creditori privilegiati (in primis i 316 soci lavoratori) e nella misura di un terzo gli altri creditori (dalle banche ai fornitori). La seconda: continuare a lavorare con l’impegno di versare ai creditori non privilegiati il 40% degli utili che fatturerà nei prossimi cinque anni.

Se vinceranno i no, invece, sarebbe decretata la fine del Consorzio, con il passaggio delle sue proprietà alla gestione del curatore fallimentare, cui spetterebbe il compito di liquidare ai creditori le somme incassate vendendo quello che riuscirà a vendere dei beni aziendali.

Dall’esito finale dell’assemblea di ieri, dunque, dipende non solo il destino del posto di lavoro di trecento e passa dipendenti, ma anche il futuro delle centinaia di piccole e medie imprese creditrici dell’indotto, molte delle quali del circondario dell’Empolese Valdelsa.

Il concordato proposto ai creditori - che si definisce di continuità proprio perché è finalizzato a mantenere operativa l'azienda - è stato giudicato credibile da parte del tribunale di Firenze che per gestire l’ingente patrimonio e i duecento milioni di debiti del Consorzio ha nominato un collegio di commissari composto da tre importanti professionisti fiorentini, l'avvocato Massimo Cesaroni e i commercialisti Sandro Quaglietti e Andrea Spignoli. Se i creditori daranno il via libera al concordato, i commissari potranno procedere alla vendita delle trecento proprietà immobiliari del Consorzio sparse in tutta Italia e soprattutto della Insoo, società del gruppo Consorzio Etruria che è specializzata nella costruzione di ospedali in tutto il mondo e che vale almeno cinquanta milioni di euro.

Perché il piano diventi operativo, occorre però l'autorizzazione dei creditori, o meglio di coloro che rappresentano la metà più uno del valore del credito maturato nei confronti della cooperativa. Non resta che aspettare, con il fiato sospeso, altri due mesi.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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