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Quei ventiquattro morti di Stabbia

L’eccidio nazista in Padule nei ricordi di Francesco Turini

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FUCECCHIO

Giovedì pomeriggio, auditorium della Fondazione Montanelli Bassi. E’ il primo approccio con la memoria. Gente di una certa età racconta e si racconta, tema principale l’estate del 1944, caratterizzata dall’eccidio del Padule. Tra i partecipanti, Francesco Turini, di Stabbia (Cerreto Guidi), classe 1927, uno dei testimoni. Non interviene. Consegna una paginetta, frutto di una sua ricerca. Si tratta dell’elenco dei ventiquattro morti a Stabbia, il 23 agosto, tra le 10 e mezzogiorno e mezzo (la strage ebbe, in tutto, centosettantacinque morti). Me ne dà una copia. Dati precisi. Nomi, anni, provenienza. Che lo spazio a disposizione non mi consente di riportare in dettaglio.

Le vittime sono divise per località. Prato del Cencini (vicino all’argine destro del Vincio), vigna dei Turini, casa Pieri (Bagnolo), stradone dei Pieri (via del Sarello), gronda del bosco di Chiusi, campo di Pio dei Berni (sulla sinistra del Vincio). Nel prato del Cencini, i nazisti ne ammazzano sette (quattro pastori). Tre, nella vigna dei Turini. Sei, alla casa dei Pieri. Due, sullo stradone. Tre, in gronda del Chiusi. Uno, nel campo di Pio.

Francesco Turini non dimentica chi si è salvato. Esempi. Il pastore Alfredo Soldaini, di Castelfranco di Sotto, padre di uno dei morti (Romano, 16 anni), riesce a farla franca buttandosi oltre l’argine. A Bagnolo, si salva Franco Pieri, 17 anni. Nel momento degli spari, sviene, rimanendo con le braccia sulla fronte. Gli dànno il colpo di grazia, ma lo feriscono ai polsi. Il 2 febbraio, altro appuntamento con la memoria. (r.c.)

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