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Colpo all’inchiesta anti-camorra Il testimone chiave: ora ho paura

Colpo all’inchiesta anti-camorra Il testimone chiave: ora ho paura

Scarcerato l’uomo che secondo la Direzione distrettuale antimafia era a capo di un vero e proprio clan L’imprenditore castellano che lo denunciò: «Sono sconcertato, spero di non essere lasciato solo»

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di Lucia Aterini

CASTELFIORENTINO

L’inchiesta anti-camorra intasca un colpo basso: dopo l’operazione portata avanti a dicembre dalla Dda (Direzione distrettuale antimafia) e che si era conclusa con undici misure cautelari, il tribunale del Riesame di Firenze ha annullato parte dell’ordinanza e ha accolto le richieste presentate dagli avvocati difensori di alcuni degli indagati. In sostanza vengono messi in discussione gli indizi di associazione a delinquere di stampo camorristico e rimarrebbero in piedi le contestazioni legate alle estorsioni. Di conseguenza il tribunale del Riesame ha rimesso in libertà Benedetto D’Innocenzo, 58 anni, imprenditore originario della provincia di Caserta, sospettato di essere a capo di un’organizzazione che avrebbe acquisito aziende e crisi. E che, dopo l’offerta iniziale di aiuto, avrebbe inglobato gestione e patrimonio. Per D’Innocenzo è scattato l’obbligo di dimora e ora si trova a Calvi Risorta, in provincia di Caserta. Anche Francesco Brocco, il commercialista di Formia (che era ai domiciliari), è stato scarcerato e per lui il tribunale non ha disposto alcuna misura cautelare. In precedenza era stata scarcerata anche Leonilde Marciello, nuora di Benedetto D’Innocenzo.

L’inchiesta, a cui gli investigatori lavorano da due anni, era partita dopo la denuncia di un imprenditore di Castelfiorentino, Giuseppe Ricciardi, il quale ora si dice sconcertato per l’esito dei provvedimenti presi dal tribunale del Riesame. «Non mi aspettavo affatto questa decisione dopo un’indagine così lunga e accurata», spiega l’imprenditore. Ma Ricciardi dice anche altro. «Ora ho paura - va avanti - spero di non essere lasciato solo perché in passato ho subito intimidazioni e minacce». Sulla sua auto, tra l’altro, venne rinvenuta un’ogiva di un proiettile che aveva perforato la portiera. E poi lo stesso imprenditore aveva denunciato che contro di lui erano «stati compiuti inseguimenti e manovre pericolose allo scopo di intimidirlo».Ricciardi, titolare della Tosco import di Castelfiorentino che commercializza articoli per la casa e per il giardino , nel novembre del 2009, quando era in un momento di difficoltà finanziarie, si rivolse alla polizia per denunciare un gruppo che, secondo gli investigatori, sarebbe stato specializzato nell’avvicinare imprenditori in crisi con l’obiettivo di spogliarli dei loro beni. Tanto che alla fine l’imprenditore, come lui stesso racconta, fu costretto «a vendere la casa, l’ufficio e il terreno per l’esposizione della merce per valori inferiori rispetto a quelli di mercato». A quanto ha ricostruito il sostituto procuratore Pietro Suchan con guardia di finanza e squadra mobile, ci sarebbero stati anche altri casi in Toscana di imprenditori avvicinati da questo gruppo: in provincia di Pisa, Montemurlo (Prato) venne minacciato anche un sindacalista. Sempre a dicembre furono sequestrati beni per nove milioni di euro e tra gli indagati sono finiti due dipendenti di un istituto di credito.

Ora il sostituto procuratore Suchan farà probabilmente ricorso in Cassazione contro il tribunale del Riesame.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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