La manifestazione
NEGOZI APERTI E QUALITÀ DELLA VITA
di Riccardo Cardellicchio I miei nonni materni fecero qualche giorno di ferie soltanto da vecchi. Costretti da noi nipoti. Amavano il mare. Che avevano visto poco: più lei che lui. La loro vita era...
di Riccardo Cardellicchio
I miei nonni materni fecero qualche giorno di ferie soltanto da vecchi. Costretti da noi nipoti. Amavano il mare. Che avevano visto poco: più lei che lui. La loro vita era stata spesa – tutta - a gestire un bar, un generi alimentari e una tabaccheria. Che non avevano il giorno di riposo, neanche la domenica. Neanche a Natale, Capodanno e Ferragosto. Il bar e la tabaccheria, per di più, andavano avanti fino a mezzanotte (d’estate, di più), dalle 6 di mattina. Anche gli orari di pranzo e cena erano scanditi dall’impegno nei negozi. In casa nostra, poi, circolavano commesse e donne di servizio (necessarie), che venivano da fuori: dalla montagna pistoiese o dai paesi in gronda di Padule.
La memoria mi riporta a quegli anni, dopo aver letto le decisioni del governo sulle aperture. In pratica, si vorrebbe far tornare il commercio ai santi vecchi. Si sostiene che così lieviterebbero vendite e occupazione. Ignoro su cosa ci si basi per questa affermazione. Probabilmente, si ha presente la grande distribuzione. Non certo il piccolo negozio. Perché, quest’ultimo, dovrebbe fare i conti con maggiori spese per luce e riscaldamento (voci portate come esempi) e personale. Per quali incassi aggiuntivi (e guadagni, ovviamente), poi?
Oggi, non si esce più, la sera, come una volta. Una volta, si andava al cinema anche la sera del giorno feriale. Oggi, la fa da padrona la televisione. Cui, alcuni aggiungono un certo timore (non giustificato, a parer mio) a circolare, di notte, per strade e piazze. Sono pochi, per non dire punti, i bar che superano le 20. I giovani, che sono quelli che si muovono di più, vanno al pub, cambiando località facilmente, dal momento che scelgono anche per moda. Non sanno che cosa voglia dire una partita a carte o due chiacchiere a veglia, al bar, caso mai per commentare gli ultimi avvenimenti, tipo le discutibili panchine bianche, aggiunte dal Comune in piazza Montanelli, a Fucecchio. E gli anziani se lo sono dimenticato. A pensarci bene, non so quanto gioverebbe l’apertura notturna pure al supermercato. Quanto personale dovrebbe essere impiegato (con turni straordinari) in attesa del cliente ritardatario o dimenticone? Sono più che sicuro che non si avrebbe a che fare con la ressa. Neanche il sabato sera o la vigilia di una festa.
Insomma, nell’uno e nell’altro caso, varrebbe la candela rispettare il dettato governativo? Lassù, in alto, sembra che non si consideri, il pensiero soltanto ai soldi, ma nel conto non andrebbe dimenticata la qualità della vita. Per tutti. Anzi, dovrebbe essere tenuta in evidenza. Non è questione di lana caprina. Ho davanti l’immagine di mio nonno, quando lo portammo al mare. Gli occhi sprizzavano gioia. E ho ancora negli orecchi quel che disse, sulla via del ritorno: “Certe cose non hanno prezzo”.
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