La manifestazione
L’acqua è un bene pubblico, ora basta con le ambiguità
I segnali degli ultimi tempi impongono di riprendere con calma e determinazione l’argomento della ripubblicizzazione dell’acqua. Pensavamo che il referendum di giugno avesse definitivamente chiuso...
I segnali degli ultimi tempi impongono di riprendere con calma e determinazione l’argomento della ripubblicizzazione dell’acqua. Pensavamo che il referendum di giugno avesse definitivamente chiuso diatribe artificiose. Per quanto di natura abrogativa, la consultazione era stata promossa con un obiettivo chiaro: riportare il controllo dell’acqua (non solo la proprietà, anche la gestione) dalla mano privata alla mano pubblica. Siamo consapevoli che tale scopo, in presenza di un regime misto che richiede il recupero delle quote private, non si presenti né semplice né immediato. Da una parte, bisogna trovare le risorse e delineare un percorso; dall’altra, si deve continuare a gestire un servizio carico di esigenze, visto che la tanto invocata privatizzazione non sembra aver portato molti capitali: nella nostra zona e negli ultimi anni, gli investimenti sono calati e circa un mese fa è emersa la mancanza, nel solo Ato 2, di circa 300/500 degli 800 milioni di euro necessari. Tuttavia, obiettivo complesso non significa obiettivo impossibile o contrattabile.
E invece, a più livelli, si è manifestata una disinvoltura politica sorprendente: i sindaci dell’Ato 2, quasi tutti schierati per il sì al referendum, che prolungano di 5 anni l’affidamento della gestione alla società mista; il sottosegretario Polillo che riesuma la diatriba perniciosa tra gestione e proprietà, quasi ci trovassimo ancora in campagna referendaria.
A questo punto, sentiamo la necessità di fermarci e riepilogare. Il risultato referendario, ribadito dalla sentenza della corte costituzionale che lo dichiara subito applicabile, non è ambiguo: afferma che l’acqua è un bene comune, va gestita dal pubblico e non può diventare merce per produzione di profitto. È importante che tutti ribadiscano con chiarezza gli obiettivi e sgombrino il campo dalle ambiguità.
Con questo spirito, avanziamo le seguenti proposte: apertura di una sede pubblica di confronto, che abbia il mandato, a scadenza definita, di stabilire tempi e modi della ripubblicizzazione e le forme di partecipazione dei cittadini alla gestione; esame pubblico dello stato patrimoniale delle aziende, verificando il valore della quota privata e avanzando ipotesi sul reperimento dei capitali necessari alla riacquisizione; messa a fuoco degli aspetti giuridici dei processi di ripubblicizzazione, saggiando volontà e strategia dei soci privati al fine di anticiparne (se possibile) la fuoriuscita.
Circolo Sel Empolese Valdelsa
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