Le contraddizioni di Carobbio sul derby Empoli-Grosseto
Secondo l’indagato i giocatori maremmani e quelli azzurri avrebbero concordato il risultato di 2-2 ma dall’ordinanza del giudice emerge che gli “zingari” avevano lavorato per la sconfitta degli ospiti
di David Biuzzi
EMPOLI
«L’Empoli era già d’accordo con noi per un 2-2». Sono queste le parole che Filippo Carobbio, professione calciatore, ha pronunciato lo scorso 20 dicembre al giudice per le indagini preliminare Guido Salvini e che sembrano tirare in ballo direttamente qualche tesserato azzurro, per la prima volta, nella vicenda delle scommesse proibite del pallone.
Sembrano, però, perché in realtà la situazione è poco chiara. Le dichiarazioni di Carobbio sono in contraddizione, ad esempio, e di sicuro vanno contro quanto pubblicato nell’ordinanza emessa dal tribunale di Cremona, sempre dal dottor Salvini, in occasione dell’arresto dello stesso Carobbio e di altre 16 persone. Nel faldone, infatti, quella partita, cioé Empoli-Grosseto del 30 maggio del 2010, è analizzata con grande attenzione – in 10 pagine – e ne emerge un quadro un po’ diverso. Secondo quando scrive lo stesso giudice, infatti, «si tratta della partita che avrebbe dovuto consentire il recupero del denaro perso sia in parte dagli “zingari”, sia (interamente) da parte dei giocatori corrotti del Grosseto, in conseguenza della sfortunata partita della settimana prima, sconvolta dal rigore trasformato dal Grosseto alla fine del secondo tempo». Il fatto, però, è che i maremmani quella partita avrebbero dovuto perderla, come emerge chiaramente dagli atti giudiziari. Salvini, infatti, allega alla sua relazione il resoconto fornito – insieme alle attività tecniche – dalle autorità croate che già collaboravano all’inchiesta con quelle italiane. «In seguito agli accordo precedenti Alija Rubic e Vinko Saka sono partiti per l’Italia e con i giocatori dell’Us Grosseto Calcio, probabilmente con Filippo Carobbio, hanno concordaro per un premio in denaro da 60.000 euro, che nella successiva giornata del campionato di serie B il loro club perda la partita giocata il 30/05/2010 contro l’Empoli restituendoli così il favore per la partita contro la Reggina, cosa che non hanno osservato, anche se nelle ricevitorie di scommesse sportive i coefficienti erano bassi, ma anche questa volta l’accordo non è stato rispettato in quanto la partita era finita con il risultato di 1-1». Al di là dell’errore della polizia croata, perché la gara in verità finì 2-2, resta chiaro che l’Empoli, secondo gli “zingari”, avrebbe dovuto vincere. E, a conferma di questo, c’è anche altro. Come scrive Salvini, infatti, fra le telefonate intercettate, e regolarmente allegate, «vi è una concitata conversazione telefonica tra Saka e Gegic il 31 maggio, alle 13,27, in cui commentano l’esito negativo della partita».
Di quale accordo con l’Empoli parli Carobbio, dunque, non è chiaro. Anche perché lo stesso giocatore aggiunge: «preciso che non fui io a prendere gli accordi con i giocatori dell’Empoli ma mi limitai a passare gli informazioni agli slavi. Non so chi si attivò per prendere contatti coi giocatori delle due squadre».
Forse una strategia difensiva, insomma. O forse no. E magari Carobbio ha spiegato l’altro ieri, in un nuovo interrogatorio durato oltre 4 ore, quello che non era riuscito a spiegare lo scorso 20 dicembre.
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