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Insufficienti i controlli sugli autobus dei bambini

Insufficienti i controlli sugli autobus dei bambini

La denuncia della mamma di un’alunna di una scuola elementare di Montelupo: quando i piccoli devono scendere nessuno verifica a chi vengono consegnati

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di Luciano Menconi

MONTELUPO

Immaginate di andare a prendere vostra figlia alla fermata dello scuolabus e scoprire che non c’è. E poi di iniziare a cercarla dappertutto per trenta interminabili minuti. Il termine «terrore» forse non basta per esprimere quello che ha provato la mamma di una bimba di sette anni che venerdì scorso, uscita da scuola, a causa di un disservizio, non è stata riaccompagnata a casa.

Cosa è successo? A raccontarlo è la madre della piccola in una lettera che ha inviato ieri mattina all’ufficio scolastico del Comune, non solo per denunciare quello che è accaduto ma soprattutto per chiedere all’amministrazione di intervenire sulla gestione del servizio scuolabus, gestione che evidentemente non assicura i dovuti controlli sui bambini.

La bimba - che frequenta la seconda classe delle elementari Santa Teresa del Bambin Gesù a Montelupo - per tornare a casa deve prendere due scuolabus. L’istituto Santa Teresa è privato e il Comune, per garantire il servizio di trasporto anche ai suoi iscritti, ha dovuto organizzarlo prevedendo un cambio di pullman: il primo accompagna gli scolari dal museo della ceramica al complesso scolastico di via Caverni, il secondo da lì alla fermata di via Marconi dove la bambina vive. È al momento del cambio che c’è stato un problema: l’autista del primo scuolabus, arrivato in via Caverni, non sapendo che la piccola doveva salire sul secondo pullman e non vedendone i genitori, l’ha riaccompagnata alla scuola: lì dove la mamma, dopo mezz’ora di angoscia per non averla vista arrivare in via Marconi, l’ha raggiunta. Ci fosse stato a fianco dell’autista un accompagnatore che avesse saputo quali bambini devono scendere per salire sul secondo bus e quali consegnare direttamente a casa, tutto questo non sarebbe avvenuto. È quanto denuncia la madre della piccola segnalando un episodio ancora più grave.

«Verso la fine di novembre - ricorda - per coincidenza intercettai il bus che veniva dal museo e si dirigeva al complesso scolastico comunale. Pensai, ingenuamente di fare una sorpresa a mia figlia e quando scese dal bus le dissi di venire con me. E così avvenne, senza che nessuno se ne accorgesse o mi domandasse chi fossi. Solo ora, che mi sono trovata in una situazione di panico (perché non sapere per mezzora dov’è un bambino mette panico) ho compreso la mia grave mancanza di allora nel non avere avvertito gli autisti che prendevo io la bambina, ma ancora più grave è il fatto che presi mia figlia senza che nessuno se ne accorgesse. Per questo sono convinta che la gestione dei cambi sia lasciata al caso o addirittura al buon senso dei bimbi».

Da qui la richiesta - peraltro subito raccolta dal Comune (vedi articolo a fianco) - di potenziare i controlli, garantendo la presenza di un accompagnatore a fianco dell’autista.

«Sento - conclude la signora - di dover spezzare una lancia in favore degli autisti dei bus, perché ritengo che il loro lavoro sia quello di guidare il veicolo, non quello di controllare e smistare bambini. Personale qualificato dovrebbe occuparsi di questo aspetto molto delicato. Non si possono prendere provvedimenti solo dopo che i fatti di cronaca nera riempiono le pagine dei giornali. Penso che gli scolari che usufruiscono dei mezzi pubblici dovrebbero avere una tessera che indichi l’indirizzo e il recapito dei genitori».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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