La manifestazione
Chiudere l’Opg? Ora è impossibile
L’amministrazione penitenziaria: «Non è pensabile il sequestro annunciato dalla commissione d’inchiesta parlamentare»
di Lucia Aterini
MONTELUPO
«Non si ritiene che ci possa essere una chiusura dell’Opg». Queste le parole del provveditore dell’amministrazione penitenziaria della Toscana, Maria Pia Giuffrida. L’affermazione arriva a meno di dieci giorni dalla scadenza delle prescrizioni date dalla commissione parlamentare d’inchiesta presieduta dal senatore Ignazio Marino. Prescrizioni che la direzione della struttura, come ha già scritto al senatore Marino, non sarà in grado di rispettare. Il 26 gennaio, secondo quanto disposto dalla commissione, l’Opg doveva essere un luogo simile a una struttura riabilitativa psichiatrica. Ma tutto questo non sarà possibile, almeno alla scadenza prevista.
Di fronte alle inottemperanze, il senatore Marino si era detto disponibile anche a sequestrare «parte o tutta la struttura se, come pare, non saranno rispettate le prescrizioni previste dalla commissione». Aveva detto anche che era disponibile ad arrivare a un atto estremo «pur di porre fine a questo orrore».
Ma l’amministrazione penitenziaria si muove con tutt’altri toni e prospettive. «Non si può pensare a uno sfollamento», fa sapere Maria Pia Giuffrida. Un abbandono totale del carcere, come avvenuto per esempio a Livorno circa un anno fa, per l’amministrazione penitenziaria è impossibile. In quella situazione, nella città labronica a novembre dello scorso anno, fu la stessa amministrazione penitenziaria decretare la chiusura delle sezioni di maggiori dimensioni del carcere imponendo uno sfollamento dallo stesso di circa 250 detenuti. In quel caso c’era una esigenza di messa in sicurezza della struttura che, come sottolineò all’epoca il garante dei detenuti della Toscana Alessandro Margara, era stata segnalata da tempo. Lo svuotamento fu deciso all’improvviso e senza contattare le istituzioni locali (Regione, Provincia e Comune).
Per Montelupo anche Margara ha chiesto, come spiega lui stesso, «ripetutamente la chiusura dell’Opg». Ma l’amministrazione penitenziaria, evidentemente, non ritiene di dover fare questo passo.
In ogni caso, sempre a quanto fa sapere il provveditore della Toscana Maria Pia Giuffrida, «proprio questa settimana sono in programma due incontri: il primo con la Regione e il secondo con l’Asl del territorio di competenza, quella di Empoli».
L’appuntamento in Regione è con l’assessore alla sanità Daniela Scaramuccia. Sui temi che verranno affrontati, l’amministrazione penitenziaria non si sbilancia. Forse lo studio di percorsi alternativi al carcere per gli internati non socialmente pericolosi? Di sicuro la Regione si sta impegnando notevolmente per portare fuori i detenuti e per curarli in maniera adeguata come deciso anche fine novembre. E, come riconosciuto dallo stesso presidente Ignazio Marino «segue un percorso allineato a noi».
Il problema rimane, in ogni caso, che al 26 gennaio prossimo, nella ex villa medicea dell’Ambrogiana ci saranno quasi 125 detenuti. E quando Marino con gli altri membri della commissione parlamentare varcherà la soglia della ex villa medicea dell’Ambrogiana si capirà se vuol chiudere davvero o meno questa struttura . Per i poteri della commissione d’inchiesta, e come lo stesso presidente della commissione parlamentare d’inchiesta ha scritto nelle prescrizioni che ha dato a fine luglio, «ogni inottemperanza alle disposizioni date sarà denunciata all’autorità giudiziaria». E di seguito, nel provvedimento si elenca le violazioni degli articoli del codice penale: si va dall’articolo 437 (rimozione o omissione dolosa di cautele contro gli infortuni del lavoro) al 591 (abbandono di minori o incapaci) al 328( rifiuto di atti di ufficio) al 650 (inottemperanza ai provvedimenti dati dall’autorità).
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