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Livio Tognetti tra letteratura e storia

Sacerdote, amava la poesia e la ricerca su figure e vicende locali

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FUCECCHIO

“Non voglio salir su le vette/ per aspri sentieri e dirupi/ per guardare sprezzante dall’alto/ i compagni lasciati per via”. Sono versi tratti dalla poesia “Il mago” di Livio Tognetti, inclusa in “Non voglio salir sulle vette”, pubblicato da FM edizioni nel 1996, a cura di Hafiza Malik e Delio Fiordispina.

Livio Tognetti era un sacerdote, nato a Marsiglia il 1° aprile 1921 da genitori di Fucecchio, immigrati. Anni dopo, lo troviamo in casa del nonno paterno, a Ponte a Cappiano. Entra nel seminario di San Miniato e il 25 luglio 1945 è ordinato sacerdote. Subito dopo è cappellano a Santa Maria a Monte, Casciana Terme e San Pantaleo (Vinci). Nel 1950, è nominato parroco a Marzana (San Miniato), dove rimane fino alla morte, che avviene il 30 gennaio 1996.

Il suo percorso culturale è notevole. Studia da privato e ottiene la maturità classica. Poi frequenta l’Università di Firenze e si laurea in lettere antiche. E passa, ben presto, a insegnare. Comincia da Firenze, poi è a Empoli, Pontedera, Montopoli, infine San Miniato. In pensione, diventa archivista diocesano. Nel 1994, gli viene assegnato il premio Franco Sacchetti, per il libro “Processi informativi e atti criminali dal 1622 al 1707”. E’ il repertorio del tribunale ecclesiastico diocesano di San Miniato. Un libro che lo fa apprezzare come storico. Anche se dice di sé: «Sono un amante della letteratura prestato alla storia, campo, però, nel quale mi ritengo un dilettante».

Ama la storia locale. Lo dimostra “Non voglio salir sulle vette”, uscito postumo.

Riccardo Cardellicchio

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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