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IL RISVEGLIO TARDIVO DEI POLITICI

di UGOCATOLA * La politica esce talora dal letargo e dai problemi di poltrone e di palazzo per occuparsi della realtà del paese. Ultimo fra gli ultimi, ma che attira curiosità e scalpore è quello...

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di UGOCATOLA *

La politica esce talora dal letargo e dai problemi di poltrone e di palazzo per occuparsi della realtà del paese. Ultimo fra gli ultimi, ma che attira curiosità e scalpore è quello degli Opg, meglio conosciuti come manicomi giudiziari, per il quale non è stato fatto assolutamente niente.

Nati nella seconda metà dell’ottocento per risolvere il problema delle carceri, inadatte a trattenere gravi malati di mente pericolosi, già autori di reato, si sono visti investire di nuova attualità quando la sciagurata legge Basaglia, spazzando via le strutture manicomiali, adibite ad accogliere i pazienti pericolosi o di pubblico scandalo, riversava nella struttura carceraria un gran numero di pazienti autori di reati per mancata assistenza.

Adesso i politici piangono lacrime di coccodrillo e si accorgono che molti pazienti potrebbero fare a meno della struttura psichiatrico-carceraria, ridotta ad uno squallido contenitore per larve umane, senza adeguata assistenza, costrette a vivere come in un caravanserraglio in ambienti malsani e superaffollati, in una promiscuità vergognosa. L’assistenza sanitaria di tali persone non è migliorata dopo il passaggio alle Asl in quanto i locali sono rimasti gli stessi e non è stato assunto il personale necessario. Tutto ricade sulle spalle di vecchi infermieri che vengono ad arrotondare la pensione e di medici liberi professionisti o convenzionati, molti dei quali senza specializzazione.

Vi sono solo tre medici di ruolo, compreso il direttore sanitario, per oltre centoventi ricoverati. Anche gli infermieri di ruolo si contano sulle dita di una mano. L’asse portante dell’ Opg rimane la polizia penitenziaria che ha maturato notevoli capacità di trattamento dei malati, anche in mancanza di seri corsi di preparazione del personale organizzati dall’amministrazione. Ben venga dunque la commissione presieduta dal senatore Ignazio Marino a mettere il dito nella piaga, ma rivolga il dito verso sé stessa, cioè verso quella classe politica che, malgrado le chiacchiere, non ha voluto risolvere il problema e riconoscere i suoi errori.

* neuropsichiatra

e criminologo

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