Il Tirreno

Empoli

Sequestro per l’Opg Marino: adesso basta

Lucia Aterini
Sequestro per l’Opg Marino: adesso basta

Il presidente della commissione parlamentare sul servizio sanitario annuncia che non concederà proroghe alla scadenza del 26 gennaio

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MONTELUPO

Se non ora quando? L’ultimatum dato all’Opg, in scadenza il 26 gennaio, non sarà rispettato. I 120 «poveri disgraziati», come li definisce un’infermiera che li cura amorevolmente da dieci anni o «le misteriose e divine manifestazioni dell’uomo» come li chiamava Mario Tobino, che fine faranno? La villa dell’Ambrogiana verrà sequestrata? Ignazio Marino, presidente della commissione parlamentare d’inchiesta, pare intenzionato ad andare avanti e a non accettare ulteriori rinvii o compromessi. «Basta - dice - non è più tollerabile tenere rinchiusi questi uomini in tale degrado». La condizione di tortura, come l’ha definita il Consiglio d’Europa, deve finire. In tutti i modi e con ogni mezzo. Anche a costo di creare un problema di grandi dimensioni.

L’ amministrazione penitenziaria ha già comunicato (ai primi di gennaio) alla commissione parlamentare sul servizio sanitario che non potrà adeguarsi alle prescrizioni del luglio scorso quando l’Opg e l’istituto analogo di Barcellona Pozzo di Gotto, vennero sequestrati.

Il ministero avrebbe dovuto fare interventi importanti per trasformare un carcere che si chiama ospedale psichiatrico in un luogo in cui prima di tutto si cura e poi si contiene. L’Opg doveva avere i parametri di una struttura riabilitativa psichiatrica: 20 posti letto e assistenza continua di medici e infermieri.

Ma, a meno di 20 giorni dall’ultimatum, non è stato fatto niente. Anzi, anche nella parte ristrutturata continuano i disagi importanti. Dentro fa freddo e manca l’acqua calda. I detenuti vengono curati al minimo. Psichiatri, medici e infermieri fanno l’impossibile ma sono una forza insufficiente per 120 disperati. «A qualcuno abbiamo portato anche gli abiti perché non avevano niente per mettersi addosso», raccontano gli operatori.

«Quando ho avviato l’inchiesta - spiega il presidente Ignazio Marino - non immaginavo quello che avrei trovato negli Opg». Da qui in poi nelle sue visite, a sorpresa o meno, c’è stato solo sgomento. A fine gennaio, insieme agli altri componenti della commissione, Marino tornerà all’Opg. E probabilmente incontrerà di nuovo il detenuto che a luglio, in una delle sue visite, aveva insistito con gli agenti di polizia penitenziaria per poter mostrare al senatore la foto di quando lui, bambino con i pantaloni corti, era normale come disse più volte al senatore. Per lui come per tutti gli altri, all’Ambrogiana, non è cambiato nulla. Da qui l’out out di Marino. «Se non ci sono i requisiti richiesti dalle prescrizioni vedremo quali sono le parti da sequestrare». Marino, però, è stato già avvisato dalla direzione dell’Opg: non troverà nulla di quanto aveva richiesto insieme alla commissione parlamentare. Ma a questo punto dice basta: «La situazione non è più tollerabile - va avanti il presidente - ne ho fatto un impegno personale e non possiamo concedere più rinvii. Sono passati cinquecento giorni dalle prime visite che abbiamo fatto». Una decisione che, come tiene a sottolineare il senatore, «verrà presa con tutti gli altri componenti della commissione che hanno già espresso una sostanziale intesa sulla vicenda».

Un atto di estremo rigore per obbligare tutti alla cancellazione di condizioni disumane nelle quali vivono i 120 internati di Montelupo.

Del resto più volte anche il garante dei detenuti della Toscana, Alessandro Margara, ha già chiesto più volte la chiusura dell’Opg. E non è successo nulla. Tutto è rimasto come prima.

Di fronte all’opzione concretissima che i sigilli siano messi all’ospedale psichiatrico, Marino, sempre all’inizio dell’anno, ha presentato un emendamento al disegno di legge sulle carceri ora in discussione al Senato. «Il superamento - spiega Marino - dovrebbe avvenire entro il 31 marzo 2012 secondo un percorso indicato dalla commissione d’inchiesta. I pazienti non socialmente pericolosi verrebbero riaffidati alle cure dell’Asl, per gli altri devono essere predisposte strutture con standard ospedalieri e compiti di sicurezza all’esterno alla polizia penitenziaria».

Infine Ignazio Marino ha espresso gli stessi concetti al governo Monti: o gli Opg vengono chiusi per legge o con i sequestri della commissione parlamentare. «Il presidente del consiglio dei ministri - aggiunge Marino - mi ha convocato e nel colloquio ho colto una sua preoccupazione e un suo sincero interesse». «Le strutture dove non si cura chi non è stato condannato - aggiunge la senatrice Donatella Poretti, anche lei componente della commissione - devono essere chiusi e i malati curati». E conclude: «Chi sono i folli e chi i rei?»

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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