Il Tirreno

Empoli

Ma le Asl non sono pronte

In Toscana ci sono solo 2 piccole strutture, possono ospitare pochi malati

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MONTELUPO

Nel caso in cui dopo il 26 gennaio si profilasse la chiusura, difficile capire come potrebbero essere risistemati i detenuti-internati. Secondo il decreto approvato dal governo Prodi ad aprile 2008, la Toscana si doveva occupare solo dei suoi. Vale a dire, al momento, circa 50 persone. Gli altri 70 sono residenti in Sardegna, Umbria e Liguria. In ogni regione doveva essere realizzata una struttura per l’accoglienza di queste persone. Ma siamo arrivati solo alla dislocazione negli Opg per macroaree. Per il resto è tutto da iniziare. Pochi sono i detenuti, quelli non pericolosi, che hanno potuto iniziare un percorso in strutture riabilitative psichiatriche perché sono solo due nella nostra regione. Purtroppo le aziende sanitarie sono in enorme difficoltà. Lo stesso direttore sanitario dell’Opg Franco Scarpa e i dirigenti dell’Asl 11 hanno descritto in un’audizione al Senato il fatto che a una cinquantina di lettere inviate ad aziende della penisola per la presa in carico degli internati che avevano terminato la misura di sicurezza e per i quali era necessario trovare una sistemazione, una sola di queste abbia risposto.

Per i detenuti socialmente pericolosi, come già progettato da tempo anche dalla Regione, la soluzione sarebbe quella di fondare una struttura che all’interno debba ricalcare l’identità di una struttura riabilitativa psichiatrica e all’esterno debba avere una sorveglianza con agenti penitenziari. Purtroppo la strada è quasi tutta da tracciare perché le risorse stanziate per il recupero degli internati sono sempre state minime oppure anche inesistenti.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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