Il Tirreno

Empoli

Da Antenna 5 a Mediaset la mia vita dietro lo schermo

Marco Fani
Da Antenna 5 a Mediaset la mia vita dietro lo schermo

La conduttrice televisiva racconta la sua carriera iniziata al festival di Sanremo e approdata al teatro: «A Milano sono felice, ma il mio cuore batte per Empoli»

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EMPOLI

Vive a Milano da quasi trent’anni. Ma alle sue origini empolesi, Patrizia Rossetti, nonostante una folgorante carriera nel mondo dello spettacolo, non ha mai voluto rinunciare. La sua grinta e il suo temperamento sono ancora quelli degli albori, quando conduceva il primo telegiornale sulla neonata Antenna 5 o lavorava come segretaria d’azienda nell’Empolese Valdelsa. Aneddoti e curiosità che tornano alla mente e nel cuore di quella ragazza, oggi donna affermata nel mondo della televisione e del teatro, che insieme agli amici e ai coetanei si gustava un trancio di pizza ai funghi alla mitica pizzeria Umbra di via del Giglio o giocava a pallavolo con le compagne nella squadra femminile dell’Use Empoli.

«A Milano - racconta oggi Patrizia - ho avuto tantissime opportunità di lavoro e mi sono definitivamente stabilizzata, anche se ho deciso di abitare in periferia dove è ancora possibile avere un rapporto più umano con il vicino di casa, il macellaio o il fruttivendolo proprio come avveniva tanti anni fa. Il mio cuore, del resto, batte ancora forte per Empoli e per il suo famoso giro nel cuore del centro storico. Quando posso torno volentieri a casa a trovare mio padre Rolando e gli amici di un tempo, che sento ancora oggi. Tra l’altro ho avuto modo di tornare in città alcune settimane fa per uno spettacolo teatrale sul palcoscenico dello Shalom. Sono doppiamente felice per come è andata, visto che gli attestati di stima e gli applausi dei tuoi concittadini valgono sicuramente doppio e non sono mai scontati».

Nata nel cuore della Valdelsa Fiorentina, a Montaione, Patrizia Rossetti si è trasferita a soli cinque anni nel capoluogo del circondario, dove è rimasta praticamente fino al 1983. «Mi sento empolese al cento per cento - confessa - del resto ho abitato quasi metà della mia vita in questa città, dove ho frequentato le scuole elementari dalle suore nel centro storico e le medie all’istituto Busoni. Con la mia famiglia abitavamo in un appartamento in piazza della Stazione vicino al negozio di parrucchiere che mio padre ha gestito praticamente fino all’arrivo della pensione. Da piccola non pensavo assolutamente di fare televisione o di diventare attrice teatrale. Ricordo ancora che fu la professoressa Camilli alle scuole medie a consigliarmi di proseguire con l’istituto magistrale a San Miniato, visto che il mio obiettivo era conseguire un diploma per studiare all’Isef e diventare insegnante di educazione fisica».

Proprio in quegli anni Patrizia Rossetti ha giocato con ottimi risultati anche nella squadra di pallavolo cittadina dell’Use Empoli. «È stata un’esperienza veramente fantastica - prosegue - che ancora oggi ricordo con un pizzico di nostalgia. Nonostante non sia decisamente alta giocavo come alzatrice e con la mia compagna schiacciatrice Flavia Castellani, spero di non sbagliare il suo nome, avevamo un’intesa quasi perfetta. Di quell’esperienza ricordo anche un aneddoto abbastanza curioso. All’epoca la società ci fece delle tute di colore beige e marrone. La squadra era fortissima, ma il look non era decisamente adeguato alle qualità che il nostro gruppo sapeva esprimere sul parquet».

Anche il mitico giro di Empoli nel quadrilatero compreso tra via del Giglio e via Giuseppe Del Papa trova ancora posto in un angolo del suo cuore, nonostante siano passati tanti anni. «Per conquistare la possibilità di fare un giro in centro il sabato pomeriggio - continua - dovevo prima sbrigare tutte le faccende di casa, visto che mia madre era giustamente inflessibile. Una volta là, poi, mi recavo con le amiche alla pizzeria Umbra a mangiare un trancio di pizza e mentre rientravo a casa andavo anche a gustarmi l’ottimo gelato preparato al bar Viti. Se devo essere sincera non ho più ritrovato una pizza buona e con quel profumo intenso come quella che facevano i gestori dell’Umbra. L’ho cercata spesso anche a Milano, ma non l’ho mai trovata uguale».

Con alcune compagne della scuola magistrale mantiene ancora degli stretti legami, grazie a internet. «Anche il social network Facebook - spiega Patrizia - si è dimostrato un alleato fantastico per ritrovarle. Mi fa piacere ricordare Mariella Panicacci, Jessica Magnani, Lorella Masotti, Danila Longo e Lucia Ciari. Con quest’ultima, tra l’altro, abbiamo anche lavorato per un periodo insieme».

Prima di diventare una delle regine della televisione e condurre programmi di successo, ma anche storiche telepromozioni che hanno fatto la fortuna delle tv commerciali, Patrizia Rossetti ha lavorato come segretaria di azienda, conciliando per alcuni anni lavoro d’ufficio e impegni sul piccolo schermo. «Il mio primo impiego è stato alla Comit di proprietà del dottor Manetti - continua - e con l’avvento della prima televisione commerciale cittadina ho anche debutto sugli schermi di Antenna 5 della famiglia Falai. Uscivo da lavoro e andavo nel piccolo studio per condurre il telegiornale che iniziava alle 19. Non lo facevo certo per soldi, ma soltanto per gioco e per passione. Con i rimborsi andavamo a mangiare una pizza tutti insieme e ci divertivamo veramente un sacco. E devo dire che la passione e la qualità che esprimono ancora oggi molti programmi trasmessi sulle televisione locali sono un patrimonio che va assolutamente difeso in ogni modo».

Poi arriva la popolarità. Nel 1981 Patrizia Rossetti partecipa e vince il concorso chiamato “La conduttrice del Festival” indetto dalla Rai, conquistando così il diritto di condurre la successiva edizione del Festival di Sanremo in coppia con Claudio Cecchetto. «Generalmente - commenta - sono occasioni che capitano in una fase avanzata della carriera artistica, ma per me non è sempre stato assolutamente così. È stata, senza dubbio, l’esperienza più importante che ho fatto in televisione. Tra l’altro fu un’edizione particolare sotto tanti punti di vista, che vide anche il debutto all’Ariston di un giovane Vasco Rossi che gettò a terra il microfono. Ricordo ancora che, con grandissimo imbarazzo, corsi a recuperarlo per proseguire poi nella conduzione della serata».

Dopo la grande esperienza sanremese, Patrizia Rossetti ha continuato per alcuni mesi a lavorare in azienda. «Ero impiegata alla Syrom - ricorda - nell’azienda di nastri adesivi di Vinci facevo la segretaria di uno dei soci. Lavorare nello spettacolo era sicuramente diventato il mio obiettivo, ma non volevo rinunciare alla sicurezza di un posto di lavoro. Dopo alcuni mesi, però, ebbi alcune proposte interessanti e da lì ho iniziato questa bella avventura che prosegue ancora oggi e che mi ha permesso di lavorare tanto in televisione e successivamente anche a teatro».

Negli ultimi anni, infatti, Patrizia Rossetti è diventata un’attrice teatrale di successo. In questa veste si è esibita prima di Natale allo Shalom nella commedia “Toccata e fuga” insieme a Gigi Sammarchi. «Il palcoscenico - prosegue - è la massima espressione di te stessa. Ho avuto la fortuna di poter lavorare con grandissimi attori del calibro di Enrico Beruschi e per due stagioni al San Babila con Ric e Gian. Esperienze davvero fantastiche che auguro di cuore a tutti coloro che amano fare questo lavoro. Il teatro è una passione bellissima, che a me tra l’altro ha permesso di tornare a Empoli, anche di recente, davanti alla mia gente».

Patrizia è anche un’appassionata sportiva, in particolare segue da sempre con grande entusiasmo il calcio. Per uno scherzo del destino è diventata tifosa del Milan da giovane, di quel club e di quella città che l’hanno adottata successivamente grazie al lavoro nelle reti Mediaset. «Ai tempi delle scuole superiori - conclude - ero una grandissima fan del mitico Gianni Rivera. E ricordo ancora che il dualismo con i ragazzi e le ragazze che tifavano per Sandro Mazzola o per Gigi Riva era davvero forte. Una passione molto particolare figlia di quell’epoca e che oggi è anche difficile da spiegare razionalmente, visto tra l’altro che mio padre era tifoso del Bologna oltre che un simpatizzante della Fiorentina. Al pallone, del resto, sono stata poi legata anche dal punto di vista professionale per avere condotto alcuni programmi che hanno segnato un’altra fetta molto importante della mia esperienza tv. A Milano, nella città della mia squadra del cuore, ho potuto quindi coltivare anche questa passione sportiva. Ma Empoli, per me, resta sempre al primo posto».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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