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Opg, scade l’ultimatum ma rimane l’inferno

Opg, scade l’ultimatum ma rimane l’inferno

La commissione parlamentare d’inchiesta potrebbe chiudere l’ospedale i detenuti continuano a non essere curati e a stare in cella come sardine

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di Lucia Aterini

MONTELUPO

Il 26 gennaio, all’enorme portone della villa medicea dell’Ambrogiana, busseranno di nuovo il senatore Ignazio Marino e i membri della commissione parlamentare sulla sanità. Per quel giorno è prevista la scadenza dell’ultimo pacchetto di prescrizioni date dalla stessa commissione all’amministrazione penitenziaria per l’Opg (Ospedale psichiatrico giudiziario). A quanto si legge, a quella data, la villa medicea dovrebbe essere pronta per divenire una struttura riabilitativa psichiatrica. In altre parole, in meno di venti giorni a Montelupo dovrebbe accadere una specie di miracolo.

A luglio Ignazio Marino, che presiede la commissione d’inchiesta, ha fatto partire una serie di ultimatum per l’amministrazione penitenziaria che finora, se pur con qualche ritardo, sono stati rispettati. L’Opg, anche nella parte dove sono stati fatti di recente i lavori di ristrutturazione, non aveva il sistema antincendio. Mai avuto neppure in passato. Assenza curiosa per un carcere, ma tanto è stato. Il 26 agosto scorso, con 15 giorni di ritardo rispetto alla scadenza data dalla commissione, gli internati erano stati messi al riparo dal pericolo fuoco. Ora, però, c’è tutto il resto.

L’Opg rimane un inferno. Al momento, si contano 125 internati. Quasi cinquanta di loro sono dentro per aver commesso omicidi o tentati omicidi. La maggior parte, indipendentemente dal reato, sono costretti a vivere stipati in celle di 30 metri quadrati che devono condividere in sei ma anche in sette. Questo perché delle ex scuderie, nucleo centrale dell’ospedale ora completamente ristrutturato, ne viene utilizzata solo la metà. L’altra ala doveva essere consegnata a settembre. E’ già tutta messa a posto ma un “particolare”è stato sottovalutato: i tecnici che hanno curato il progetto hanno sbagliato il calcolo energetico per cui abbiamo decine di celle nuove ma senza acqua calda e riscaldamento. Di conseguenza dovranno essere cambiate le tubature del gas metano a partire dal paese. E passeranno molti altri mesi.

L’altra sezione, quella dell’ex camminamento coperto usato da Cosimo I per andare dalla villa alla chiesa di S. Lucia , è ancora quasi interamente chiuso dopo il sequestro della commissione parlamentare. Qui a luglio 2011 sono stati trovati internati in condizioni che dire di degrado è dir poco. «Mi sono trovato - ha raccontato ancora Marino all’epoca del sequestro - in una cella in cui un internato mangiava, uno dormiva e un terzo, in un gabinetto senza pareti, defecava alla presenza degli altri senza ormai più alcun imbarazzo ».

Ancora: nell’ala dell’ex camminamento, sempre secondo il rapporto della commissione, le mura trasudavano di umidità e i vetri delle finestre erano rotti. Da qui è scattata la chiusura. Così come, del resto, è accaduto in altri Opg. Ad Aversa Marino ha trovato decine di bagni alla turca con bottiglie di acqua messe nello scolo. Era estate e quei buchi devoluti allo scorrimento di urina e feci erano gli unici posti per mantenere l’acqua fresca perché in quell’ospedale, siamo sempre a luglio 2011, non avevano ancora alcun frigorifero. E gli internati erano costretti a utilizzare il piatto dei loro escrementi per avere acqua bevibile quando in quelle celle si sfioravano i 40 gradi. E, di fronte a questi uomini-larva, Marino ha detto: «Vi sono persone che per aver commesso qualche bagatella si trovano reclusi in luoghi in cui se uno di noi mettesse un cane o un cavallo verrebbe subito arrestato».

Non solo: a 500 giorni dalle prime visite a sorpresa della commissione, rimane la certezza che gli internati non vengono curati: viene riconosciuto il loro status di detenuti ma non quello di malati quali loro sono. Gli psichiatri sono undici e riescono a garantire solo poche ore di assistenza al mese per ogni detenuto. La famiglia di un internato ha deciso di portare un suo specialista che viene all’Opg a pagamento. Dal venerdì al lunedì non ci sono specialisti a disposizione. Così (quasi)per gli infermieri: sono 25 ma la notte e il fine settimana ne rimane uno solo. Per cui gli agenti della polizia penitenziaria si ritrovano a fare da infermiere e da psichiatra.

Non solo: come spiegano i numeri, il 40% degli ospiti non dovrebbero essere detenuti in quei luoghi. La loro misura di sicurezza è terminata ma è stata prorogata dal magistrato di sorveglianza perché dovrebbero essere accolti in strutture riabilitative psichiatriche ma le Asl non hanno posto. E l’unica soluzione possibile è la proroga della misura. Caso emblematico: all’Opg c’è un detenuto che ha novanta anni.

Difficile pensare che questo istituto possa riconvertirsi magicamente alle prescrizioni date dalla commissione. E il 27 gennaio, il giorno dopo la visita del presidente Ignazio Marino, sarà quello del grande enigma. Verrà deciso il sequestro della struttura? Dove saranno sistemati o parcheggiati i 120 detenuti? «I cristiani non si possono sequestrare», dice il garante dei detenuti della Toscana Alessandro Margara. E, come dice ancora lui, «si va alla scadenza delle prescrizioni senza soluzioni».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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