Il Tirreno

Empoli

L’inferno dentro l’Opg deve finire

Luciano Menconi
L’inferno dentro l’Opg deve finire

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C'è un posto, qui in Toscana, nella provincia di firenze, dove fino a pochissimi mesi fa, rinchiusi in celle di appena trenta metri quadrati, vivevano sei e anche sette uomini, ammassati l'uno sull'altro, come animali in una stia. Un orrore da lasciare senza fiato.

Lì dentro ci stavano i loro letti, il tavolo su cui mangiavano e il gabinetto, senza muri divisori. Quelle celle - da quando l’estate scorsa sono state poste sotto sequestro dalla commissione parlamentare di inchiesta sul servizio sanitario nazionale presieduta dal senatore Ignazio Marino - sono state chiuse ma ce ne sono altre dove la situazione non è molto diversa: negli spazi che dovrebbero contenere massimo 75 persone ce ne sono 110, tutte più o meno gravemente malate.

Quel posto è a Montelupo Fiorentino.Lo chiamano ospedale - Ospedale psichiatrico giudiziario: Opg - ma con i luoghi di cura ha poco in comune. Ci sono medicine e camici bianchi ma chi ci vive giorno e notte non è un malato normale, è un malato criminale. Dentro le celle ricavate all’interno della Villa Ambrogiana ci sono uomini che si sono macchiati di delitti efferati e altri che hanno commesso reati puniti con pochi mesi di carcere, che però sono stati dichiarati dallo Stato incapaci di intendere e di volere, inadatti a badare a se stessi, pericolosi per sé e gli altri.

Persone che se non curate a dovere non guariranno mai, saranno condannate al cosiddetto ergastolo bianco, una detenzione prorogata ogni sei mesi, potenzialmente all’infinito.L’Opg di Montelupo, per com’era fino a pochi mesi fa e per come è ancora adesso, non è una struttura in grado di assolvere ai suoi doveri. Per questo la commissione parlamentare presieduta da Marino le ha imposto di adeguarsi ai parametri minimi che devono essere rispettati da una struttura riabilitativa psichiatrica. E le ha fissato un termine: il 26 gennaio 2012.Quell’ultimatum sta per scadere e le condizioni dell’Opg sono ancora lontane dagli standard che si pretendono in uno Stato civile. Cosa farà tra due settimane la commissione?

Darà seguito al diktat o deciderà di soprassedere come ha già fatto per le altre scadenze stabilite all’indomani del blitz dell’estate scorsa all’interno della struttura? È una decisione difficilissima da prendere, perché si gioca sulla pelle di oltre cento persone, che dentro continuerebbero a vivere in condizioni indegne di un essere umano, fuori, senza strutture adeguate in grado di accoglierle, finirebbero chissà dove. Secondo la stessa commissione gli internati negli Opg non pericolosi dovrebbero essere affidati alle Asl, quelli socialmente pericolosi a strutture penitenziarie in grado di rispettare standard ospedalieri adeguati.

Ma in Toscana per i primi le strutture psichiatriche residenziali a disposizione sono solo due, quelle per i secondi sono ancora da costruire. E allora che fare? Procedere al sequestro o concedere l’ennesima proroga? Forse solo un atto istituzionale in qualche modo estremo potrebbe costringere lo Stato in tutte le sue articolazioni - dall’amministrazione penitenziaria alla Regione - ad affrontare questo problema come una vera emergenza e a porre fine a quello che il capo dello Stato ha definito un orrore «inconcepibile in qualsiasi paese appena civ ile».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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