Sicurezza
Campagne come cimiteri, chiuse tremila aziende
I dati del censimento nell’agricoltura: aumentano solo gli ettari per impresa. In calo del 10% il volume d’affari. Le associazioni di categoria: è un crollo
EMPOLI
Nemmeno viti e vitigni di pregio, Chianti o Supertuscan che siano. Nemmeno l’olio più blasonato, franto sul Montalbano o a Montespertoli. La crisi non risparmia niente e nessuno e sta spazzando decine e decine di aziende agricole del circondario. Crollano quelle superconsolidate ma sono soprattutto quelle piccole a essere incenerite meglio. A dirlo sono i primi risultati del sesto censimento generale dell’agricoltura e lo ribadisce il termometro delle associazioni di categoria rispetto al volume di affari registrato nell’ultimo anno. Le attività sono quasi dimezzate negli ultimi dieci anni e rispetto ai profitti delle imprese, la riduzione stimata nell’ultimo anno è del 10%.
Ancora i dati dell’ultimo censimento sono in fase di approfondimento. Ma, a quanto emerge, le aziende agricole del circondario passano da 6.168 a 3.219, una forte contrazione che si ammorbidisce comunque valutando il fatto che i criteri del censimento del 2011 e quello precedente del 2000 hanno criteri diversi. Per cui in quello attuale sono state censite solo le imprese professionali e dieci anni fa erano state inserite anche quelle con dimensioni microscopiche. Al decremento delle aziende, però, non corrisponde una diminuzione delle stessa entità delle superfici coltivate. Questo numero è più contenuto e provoca un aumento della dimensione media aziendale. Nel censimento del 2000 la superficie utilizzata era pari a 36.325 ettari. Dieci anni dopo siamo indicativamente a 27.197. L’azienda media passa da oltre sette ettari a dieci.
Il rapporto dell’osservatorio socioeconomico curato dall’Asev (Agenzia dello sviluppo) e dalla Cia (Confederazione italiana dell’agricoltura) nel 2010 aveva già evidenziato che i volumi di affari erano calati del 30% rispetto al 2009 anche se i bilanci dell’aziende erano rimasti in pari grazie a un notevole contenimento dei costi. Un ulteriore taglio del 10% è stato stimato per il 2011 (anche se l’Osservatorio non ha curato un report sull’agricoltura come lo scorso anno per mancanza di fondi). Questo perché in pochi anni i prezzi di olio e vino, i due prodotti trainanti della nostra zona, sono praticamente dimezzati. «In tre anni abbiamo avuto un crollo – spiega Sandro Piccini, responsabile della Cia del circondario – c’è un problema finanziario e il mercato immobiliare è fermo. Chi è più in difficoltà, per assurdo, è chi ha fatto più investimenti come i giovani agricoltori. Questo, però, non corrisponde ancora a un abbandono della terra. In generale le proprietà non vengono vendute. E reggono le forme di affitto, anche per ciclo stagionale». «Per poter affrontare i mercati di oggi le aziende devono essere più strutturate oppure devono consorziarsi insieme - aggiunge Giuseppe Ferrara della Cia - Occorre rilanciare un settore così strategico per il nostro paese – spiega l’assessore provinciale all’agricoltura Pietro Rosselli – se vogliamo continuare a garantire approvvigionamenti alimentari stabili e di qualità».
E non tutte le nuvole in agricoltura sono ancora arrivate: ora c’è la caldissima questione dell’Imu per i fabbricati rurali. Coldiretti, Confagricoltura e Cia hanno già chiesto ai sindaci un incontro per capire quali saranno le posizioni delle amministrazioni comunali.
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