Il Tirreno

Empoli

La catena di supermercati empolese non sfida la Coop mentre il superstore di Pieve a Ripoli è in stand-by

Marzi e Fulignati ignora gli orari liberi

Francesco Turchi
Il supermercato Marzi e Fulignati di Pontorme
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Il supermercato Marzi e Fulignati di Pontorme

I punti vendita resteranno chiusi la domenica, ma c'è l'incognita Conad

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 EMPOLI. La domenica il carrello resta parcheggiato nei box. La catena di supermercati Marzi e Fulignati snobba la liberalizzazione degli orari: «Abbiamo già fatto dei tentativi in passato, che si sono rivelati un flop. Le aperture sono utili per i centri commerciali, ma non per chi vende esclusivamente prodotti alimentari».  Dunque la catena di supermercati che conta cinque punti vendita (Sovigliana, Capraia, Santa Croce sull'Arno e due a Empoli e oltre undicimila clienti fidelizzati), non lancerà la sfida alla Unicoop che, ha assicurato il presidente Turiddo Campaini «aprirà soltanto dove aprono gli altri». Nel circondario sembra dunque destinato a rimanere tutto come prima (una apertura domenicale al mese, più quelle di dicembre), visto che la Coop non ha concorrenza per quanto riguarda i grossi centri commerciali e i supermercati non sembrano interessati a sfidarla. In questo quadro l'unica incognita sembra essere legata alla superstore Conad di Pieve a Ripoli, nel comune di Cerreto Guidi. Il direttore commerciale di Conad del Tirreno, Fiorella Bianchi, ha infatti annunciato che «ogni punto vendita, in relazione alle opportunità e al servizio da erogare, deve essere libero di aprire come meglio crede, domenica compresa». E quindi cosa fare lo store cerretese? «Sto aspettando istruzioni - spiega il direttore Daniele Fenucci -. Per il momento seguiremo il calendario annuale già stabilito. Almeno fino a quando, eventualmente, arriveranno indicazioni diverse».  L'articolo 31 della Manovra Salva-Italia ha scatenato un polverone. Ma, almeno nell'Empolese Valdelsa, la montagna potrebbe partorire un topolino. Anche perché più aperture non significa necessariamente più affari. C'è da fare i conti con i costi del personale che aumentano e che, di conseguenza, potrebbero finire per far salire i prezzi dei prodotti.  «Ogni realtà commerciale - spiega Roberto Marzi, della catena Marzi e Fulignati - ha le sue esigenze. Per il tipo di prodotti che vendiamo noi, le aperture domenicali non servono a niente. In passato ci abbiamo provato, ma è stato un flop. Allora abbiamo preferito ampliare l'orario di apertura giornaliero: tutti i giorni dal lunedì al sabato dalle 7.30 alle 20.30. E la scelta è stata premiata dai nostri clienti». Tuttavia secondo Marzi per qualcuno i vantaggi potrebbero esserci: «La domenica non è il giorno per comprare la bistecca o l'insalata. Semmai per fare shopping: è normale che i grandi centri commerciali ragionino in maniera ben differente». Ora l'attenzione si sposta sul tavolo convocato dal delegato del circondario Giovanni Occhipinti con l'intento di favorire un "patto tra gentiluomini" sulle aperture festive che a questo punto sembra scontato. Intanto interviene anche la Cgil regionale: «Con la "deregulation" sarà insostenibile per imprese e lavoratori, coniugare il lavoro con le sacrosante esigibilità dei tempi di vita privati o familiari. Competere con la grande distribuzione sarà un grosso problema col rischio di chiusura di migliaia di piccole aziende».

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