Gioco
Ti do i tuoi soldi solo se dici cosa ci fai
Luciano Menconi
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A destra le filiali della Cassa di risparmio di San Miniato a Limite sullArno e in via Cavour a Empoli dove clienti hanno segnalato di avere dovuto spiegare lo scopo dei loro prelievi Incredibile richiesta ai clienti della Cassa di risparmio di San Miniato
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EMPOLI. Vuoi prelevare più di mille euro dal tuo conto corrente? Nessun problema, prima però devi spiegare come intendi spenderli. Altrimenti i soldi, i tuoi soldi, restano in banca. Sembra una specie di barzelletta invece è realtà. Succede alla Cassa di risparmio di San Miniato. In alcune filiali - come quelle in centro a Empoli e a Limite sull'Arno - ai clienti che nei giorni scorsi si sono presentati alla cassa per ritirare una somma superiore al nuovo limite fissato dal governo Monti per l'utilizzo del contante è stato appunto richiesto - o meglio imposto - di sottoscrivere un documento per precisare lo scopo del prelievo. Sulla carta intestata della banca c'è scritto proprio così: lo scopo. A chi è in vena di buonumore la richiesta può anche sollecitare risposte divertenti o fantasiose. Ma siccome di questi tempi voglia di ridere in giro non ce n'è molta, la reazione più diffusa - tra le persone che si sono viste costrette a firmare il documento in questione - è stata prima di sorpresa, poi di fastidio, in qualche caso di forte irritazione. L'abuso è palese: l'impiegato di una società privata non ha alcun titolo per pretendere di sapere da un altro cittadino come impiega il suo denaro. E che lo faccia dalla cassa della banca dove quel denaro è stato depositato rende il sopruso se possibile ancora più insopportabile. L'articolo di legge richiamato nel documento della Cassa di risparmio di San Miniato - il decreto legislativo 231 del 2007 che regola appunto le limitazioni all'uso del contante - non autorizza assolutamente la banca a chiedere al cliente perché sta prelevando i soldi e per farne cosa. Stabilisce soltanto che debba essere firmata una nota - come peraltro avviene per ogni normale operazione di cassa - con la quale si certifica l'entità, la data e l'autore del prelievo, in modo da consentire all'Agenzia delle Entrate di verificare successivamente, nel caso di soggetti o movimenti sospetti, se quei soldi siano stati utilizzati per effettuare pagamenti corretti e legittimi. Ma all'istituto di credito e ai suoi impiegati, come ovvio, il modo in cui quei soldi saranno spesi non deve interessare. «Ho dovuto sottoscrivere quel documento - spiega un cliente della banca - perché avevo bisogno di quei soldi e in fretta. Ma sento di avere subito un'intrusione intollerabile. Perché l'addetto allo sportello di una banca deve chiedermi conto di come spendo il mio denaro e subordinare alla risposta il mio diritto di entrarne in possesso?» «La privacy ormai è una foglia di fico - aggiunge un'altra correntista - forse è un tentativo di scoraggiare il prelievo di contanti per costringerci a tenere i soldi nelle loro casse». «Mi sembra una bischerata - è il commento del presidente della Federconsumatori Giuseppe Minigrilli - non c'è nessuna normativa che obbliga a spiegare all'istituto di credito che tipo di utilizzo si fa del proprio denaro. Il limite di mille euro è stato introdotto dal governo Monti per garantire la tracciabilità del contante, non certo per consentire alla banca di farsi i fatti dei clienti». «Mi sembra una richiesta a dir poco sopra le righe - si limita a commentare Sabrina Ramello, referente per Empoli e Fucecchio dell'associazione Codacons - ne valuteremo la legittimità e se sarà necessario chiederemo all'istituto i chiarimenti del caso». «Nelle nostre banche - commenta Paolo Regini, presidente del credito cooperativo di Cambiano - non si fa firmare niente del genere. Noi abbiamo l'obbligo di segnalare all'Agenzia delle entrate eventuali movimenti sospetti, se superiori ai mille euro, ma non possiamo certo chiedere ai clienti di dirci perché rivogliono i loro soldi».
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