Il dolore
La situazione nel circondario dopo l’emendamento alla manovra Monti
Beffati 5mila pensionati
Marco Pagli
Ottomila invece quelli con i vitalizi riagganciati all'inflazione
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EMPOLI. La buona notizia per quasi 8mila pensionati dell'Empolese Valdelsa è arrivata sotto forma di emendamento alla manovra economica del governo Monti. Si tratta dell'innalzamento del tetto per l'indicizzazione della pensione, che passa da 935 euro a 1.400 euro per il biennio 2012-2013. In parole povere, il testo definitivo approvato dal Parlamento prevede che siano legate all'inflazione le pensioni fino al triplo del trattamento minimo, cioè 1.400 euro, e non solo quelle fino 935 euro. Un cambiamento in corsa che, anche se non è risolutivo per chi ha trattamenti previdenziali medio-bassi, rappresenta una boccata di ossigeno di qualche decina di euro. Stando al tasso di inflazione programmato per il prossimo anno del 2,6%, infatti, l'aumento dovrebbe aggirarsi tra i 25 e i 30 euro.
I salvati e i "beffati". Il provvedimento fa felice una grossa fetta di pensionati che con la prima stesura del testo sarebbero rimasti a bocca asciutta: nel circondario coloro che percepiscono un assegno tra 935 e 1.400 euro sono 7.886, circa un quinto di tutti i cittadini che hanno una pensione di anzianità. Anche se c'è da dire che rispetto alla manovra di agosto, quella straordinaria varata dal governo Berlusconi, c'è un peggioramento visto che quest'ultima prevedeva il blocco dell'indicizzazione solo per i trattamenti fino a cinque volte superiori a quello minimo, cioè 2.400 euro. Insomma, prendendo questa come elemento di paragone i cosiddetti "beffati" dalla cura Monti sarebbero quasi 5mila, 4.886 per la precisione che gravitano tra i 1.400 e i 2.400 euro mensili. Per questi l'aumento legato al tasso di inflazione non ci sarà. Un altro cambiamento positivo in corso d'opera, apportato dagli emendamenti, riguarda l'estensione del taglio. Anche in questo caso, se in un primo momento era previsto che nel 2013 il tetto di indicizzazione si fermasse alle pensioni fino a 935 euro, escludendo le famose 8mila recuperate nel 2012, il testo definitivo dispone che rimangano legate al tasso di inflazione tutte le pensioni fino a 1.400 euro per tutto il biennio.
«La manovra rimane negativa». Nonostante i correttivi, tuttavia, i sindacati mantengono il loro giudizio negativo rispetto alla manovra del governo Monti. «Fin dall'inizio avevamo detto che secondo noi l'indicizzazione delle pensioni non era uno strumento da toccare per reperire risorse - spiega Mario Batistini, segretario della Camera del lavoro di Empoli - in questo modo l'inflazione mangerà ulteriormente le pensioni degli italiani, già colpite duramente dai tagli in questi anni». Di certo gli emendamenti hanno migliorato l'impianto iniziale, anche se la linea generale rimane invariata. «Per come eravamo partiti, l'innalzamento del tetto fino a 1.400 euro è una cosa positiva - prosegue Batistini - ma la nostra contrarietà alla manovra non è legata a singoli aspetti. Non bastano due o tre emendamenti a mitigare il giudizio su un provvedimento che noi giudichiamo iniquo. Anche perché l'idea di fondo è quella di risanare andando a pescare nelle stesse tasche di sempre, lasciando intatti i grandi patrimoni e gli evasori».
I salvati e i "beffati". Il provvedimento fa felice una grossa fetta di pensionati che con la prima stesura del testo sarebbero rimasti a bocca asciutta: nel circondario coloro che percepiscono un assegno tra 935 e 1.400 euro sono 7.886, circa un quinto di tutti i cittadini che hanno una pensione di anzianità. Anche se c'è da dire che rispetto alla manovra di agosto, quella straordinaria varata dal governo Berlusconi, c'è un peggioramento visto che quest'ultima prevedeva il blocco dell'indicizzazione solo per i trattamenti fino a cinque volte superiori a quello minimo, cioè 2.400 euro. Insomma, prendendo questa come elemento di paragone i cosiddetti "beffati" dalla cura Monti sarebbero quasi 5mila, 4.886 per la precisione che gravitano tra i 1.400 e i 2.400 euro mensili. Per questi l'aumento legato al tasso di inflazione non ci sarà. Un altro cambiamento positivo in corso d'opera, apportato dagli emendamenti, riguarda l'estensione del taglio. Anche in questo caso, se in un primo momento era previsto che nel 2013 il tetto di indicizzazione si fermasse alle pensioni fino a 935 euro, escludendo le famose 8mila recuperate nel 2012, il testo definitivo dispone che rimangano legate al tasso di inflazione tutte le pensioni fino a 1.400 euro per tutto il biennio.
«La manovra rimane negativa». Nonostante i correttivi, tuttavia, i sindacati mantengono il loro giudizio negativo rispetto alla manovra del governo Monti. «Fin dall'inizio avevamo detto che secondo noi l'indicizzazione delle pensioni non era uno strumento da toccare per reperire risorse - spiega Mario Batistini, segretario della Camera del lavoro di Empoli - in questo modo l'inflazione mangerà ulteriormente le pensioni degli italiani, già colpite duramente dai tagli in questi anni». Di certo gli emendamenti hanno migliorato l'impianto iniziale, anche se la linea generale rimane invariata. «Per come eravamo partiti, l'innalzamento del tetto fino a 1.400 euro è una cosa positiva - prosegue Batistini - ma la nostra contrarietà alla manovra non è legata a singoli aspetti. Non bastano due o tre emendamenti a mitigare il giudizio su un provvedimento che noi giudichiamo iniquo. Anche perché l'idea di fondo è quella di risanare andando a pescare nelle stesse tasche di sempre, lasciando intatti i grandi patrimoni e gli evasori».
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