Il Tirreno

Empoli

Incontro con le detenute e la nuova direttrice

Sindaco e assessori visitano il carcere di Pozzale

L’ingresso del carcere femminile del Pozzale
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L’ingresso del carcere femminile del Pozzale

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 EMPOLI. Pur essendo uno degli anni più duri che l'Italia sta vivendo, nella casa circondariale femminile di Empoli ieri mattina si respirava un'aria serena, attenta alle sfumature e al senso vero delle parole. Il sindaco Luciana Cappelli e gli assessori Carlo Pasquinucci, Arianna Poggi, Annalisa Fiore e Niccolò Balducci sono i componenti della delegazione del Comune che ha voluto incontrare le detenute, portando piccoli doni preparati per le ospiti. Un gesto che ha consentito all'amministrazione di conoscere la nuova direttrice della struttura, Antonella Tuoni e le detenute, che a oggi sono 16, italiane e straniere.  La direttrice Tuoni ha ringraziato sindaco e assessori, sottolineando quanto sia importante la vicinanza del Comune che in tutti questi anni di vita dell'istituto è stato sempre presente. «Oggi - ha detto la direttrice - c'è la volontà di restituire vitalità a questo istituto per migliorarlo, in quanto contenitore di grandi potenzialità, soprattutto per la sua caratterizzazione di genere. Ho trovato una grande sensibilità nel personale di custodia che riesce a risolvere con capacità e buon senso le situazioni, ottenendo sempre il risultato sperato ma non scontato».  Luciana Cappelli ha ripercorso la storia passata della piccola struttura del Pozzale, spiegando che nonostante alcune fasi molto difficili, il Comune è sempre stato attento. «E' vero che nel passato ci sono stati molti più progetti - ha detto - ma c'erano più risorse. Quello che non è andato perso è la specificità del nostro rapporto e il forte legame che questa struttura ha nel territorio. Nonostante le risorse siano sempre più ridotte, vediamo di continuare, insieme alla Asl, a fare qualcosa di positivo per queste donne».  Poi la direttrice ha annunciato che l'azienda agricola del carcere, che dava olio, miele e verdure di ogni genere, è a rischio chiusura, privando le detenute della possibilità di andarci a lavorare.

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