Il Tirreno

Empoli

«Ecco perché ho denunciato quelli laggiù»

Lucia Aterini
La conferenza stampa di martedì in questura
◗
La conferenza stampa di martedì in questura

Ricciardi: ho trovato il coraggio quando ho visto il proiettile nel sedile della mia auto

3 MINUTI DI LETTURA





 CASTELFIORENTINO. «E' stato il proiettile che ho scoperto sul sedile posteriore della mia auto, dove stanno le mie bambine, la molla che mi ha portato a denunciare tutto». Questo il fatto che ha dato il coraggio all'imprenditore Giuseppe Ricciardi di rivolgersi alla polizia e raccontare tutto quello che subiva dal 2009. Da qui è partita l'inchiesta contro una presunta organizzazione camorristica.  L'operazione della direzione distrettuale antimafia, coordinata dal sostituto procuratore Pietro Suchan, è arrivata a scoprire un gruppo che avrebbe agito su aziende in crisi di più settori. Si tratta di imprenditori di varie zone, da Montemurlo al Pisano, in difficoltà finanziarie che, secondo gli investigatori, si sono rivolti a personaggi che poi sarebbero subentrati nelle stesse attività. Tutto questo spogliando chi aveva chiesto aiuto dei loro stessi beni.  Le indagini sono partite dalla Valdelsa e hanno portato a sei arresti, un obbligo di dimora e 31 indagati. Giuseppe Ricciardi, che aveva un'azienda di prodotti per la casa e il giardino in via Duca d'Aosta, ha dato il via al lavoro degli investigatori. E nonostante il clamore degli arresti di questi giorni si sente protetto da tutti quei poliziotti «che hanno lavorato senza guardare a orari» e che «non sono remunerati a sufficienza per quello che fanno e che hanno fatto per me e la mia famiglia».  «Sono in mani d'oro e preferisco che sia venuto fuori tutto - spiega l'impenditore, 37 anni, sempre stato a Castelfiorentino - meglio affrontare tutto con coraggio, rispetto a quello che ho passato non mi fa paura quello che potrà venire fuori. A volte mi viene qualche timore, questo è chiaro. Se qualcuno laggiù è rimasto fuori... E poi comunque poi quelli che sono stati arrestati usciranno. Ma negli ultimi due anni mi hanno proprio annientato come persona, mi hanno cancellato e quando dico questo non penso alla perdita di beni e soldi».  Ricciardi, che già da 10 anni lavora come imprenditore, si è sentito «come stritolato, non dormivo più la notte - spiega - nemmeno prendendo le medicine». Racconta che ha «passato anni tra intimidazioni e minacce. Spesso la sera vedevo delle persone sotto la mia abitazione e a volte avevano delle pistole».  Va avanti e tira fuori altri episodi inquietanti. «Una volta era in auto con mia moglie e mi hanno speronato».  Non solo: Ricciardi spiega di aver perso tutto. «I nostri beni non sono più nostri ma intestati ad altre società - va avanti - non abbiamo più la casa, il capannone dell'azienda, il terreno». E così, come spiega lui stesso, anche la merce, le macchine usate per l'attività. «Siamo arrivati a un punto - spiega - che mi hanno buttato fuori dall'azienda». Un periodo d'inferno. «Non potevo raccontare nulla ai miei familiari - spiega - di quello che stava passando. Come dire ai miei genitori che qualcuno aveva sparato alla mia macchina?». E ancora: «Non ho mai avuto problemi finanziari ma sono stato costretto a chiedere 200 euro per fare la spesa a un mio amico». Una situazione che alla fine è diventata insostenibile e, col timore che qualcuno potesse fare del male alle sue figlie, si è presentato alla polizia.  Ora si sente più sollevato. E dopo esser andato a lavorare per circa sei mesi per un'altra ditta come dipendente, Ricciardi ha ripreso l'attività. «Io continuo a lavorare - ha detto ieri mattina - ho una famiglia da portare avanti».

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Il dolore

San Giuliano Terme, è morto Tiziano Taccola: storico dirigente socialista

di Redazione Pisa