Il Tirreno

Empoli

La maxi operazione della direzione distrettuale antimafia che ha fatto scattare l’arresto per sette persone

Il colpo al clan è partito dalla Valdelsa

La sede dell’Italian Class a Castelfiorentino sequestrata l’estate scorsa, sotto gli inquirenti illustrano l’operazione
◗
La sede dell’Italian Class a Castelfiorentino sequestrata l’estate scorsa, sotto gli inquirenti illustrano l’operazione

È stata la denuncia di un imprenditore castellano a fare scattare le indagini

2 MINUTI DI LETTURA





 CASTELFIORENTINO. E' stata la denuncia dell'imprenditore di Castelfiorentino Giuseppe Ricciardi, nel novembre del 2009, a mettere la squadra mobile di Firenze e la guardia di finanza di Formia sulle tracce del gruppo identificato dagli inquirenti come camorristico. Secondo gli investigatori era specializzato nell'avvicinare imprenditori in crisi con l'obbiettivo di spogliarli di tutti i loro beni.  Beni ingenti che poi sarebbero stati intestati a prestanome.  L'imprenditore che ha fatto scattare le indagini, Giuseppe Ricciardi, era titolare della Tosco Import, società con sede a Castelfiorentino, che è attiva nel commercio di arredi da giardino.  Trovandosi in difficoltà economiche, nel 2009 si era rivolto a Benedetto D'Innocenzo, presentatogli da un conoscente, che secondo quanto ricostruito dagli investigatori si sarebbe impegnato a saldare il debito della società castellana verso l'erario, circa 360.000 euro.  In cambio Ricciardi avrebbe consegnato assegni scoperti per 378.000 euro. In questo modo, di fatto, secondo gli inquirenti, avrebbe compiuto il primo passo per essere estromesso dalla sua azienda.  In sostanza l'intento di D'Innocenzo e degli altri appartenenti al gruppo criminale sarebbe stato quello di spogliare Ricciardi di tutti i beni aziendali facendoli confluire in un'altra società, la Italian class, sempre di Castelfiorentino, situata in via Pettinamiglio (ma con sede in Campania).  E sarebbe stato impedito poi a Giuseppe Ricciardi di rientrare in possesso dei suoi beni attraverso minacce che si sono ripetute in diverse occasioni.  Le intimidazioni sarebbero consistite anche nel minacciare la messa all'incasso di cambiali consegnate dall'imprenditore a garanzia. In più ci sarebbe stata l'esplosione di un colpo di pistola contro la sua auto, una Bmw. Infatti fu la polizia a rinvenire nell'ottobre 2009 un'ogiva nella vettura di Ricciardi. Il proiettile, come accertato sempre dalla polizia, aveva perforato la portiera e si era conficcato in un angolo di un sedile.  Le minacce si sarebbero manifestate anche attraverso manovre pericolose contro Ricciardi e nell'inseguimento della sua vettura.  L'imprenditore, alla fine, sarebbe stato costretto a vendere la casa dove viveva con la famiglia, l'ufficio e il terreno per l'esposizione della merce della sua ditta. Immobili, secondo quanto dichiarato da Ricciardi, ceduti a valori inferiori rispetto a quelli di mercato.  Tra l'altro merce per 600.000 euro, rubata nel gennaio 2010 alla Tosco Import, è stata trovata lo scorso luglio dalla Finanza in locali a Montemurlo riconducibili alla famiglia D'Innocenzo. La Finanza sequestrò anche l'area della Italian class in via Pettinamiglio, nella zona industriale di Malacoda, dove gli investigatori trovarono anche una piccola parte di merce rubata. Furono molti i documenti che vennero sequestrati sia a Prato che a Castelfiorentino. E da lì in poi le indagini sono andate avanti fino ad arrivare agli arresti e alle perquisizioni fatte lunedì con la collaborazione anche del commissariato di polizia di Empoli.

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Attenzione

Ritiro urgente nei supermercati Conad di albume d’uovo per rischio salmonella

di Redazione web