Il Tirreno

Empoli

L'orario libero non piace ai commercianti

Alessandro Marmugi

Il governo Monti annulla l'intesa concertata a livello locale

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 EMPOLI.La liberalizzazione degli orari di apertura dei negozi rilanciata dalla manovra del governo Monti ha spiazzato amministrazioni locali e associazioni di categoria. Proprio ieri il Comune di Empoli ha pubblicato all'albo pretorio l'ordinanza che - sulla scia di quanto già fatto per esempio a Castelfiorentino - stabilisce d'intesa con i sindacati il calendario delle aperture festive per il prossimo anno. Ma alla luce della decisione del governo diventerà un programma assolutamente teorico, nel senso che chi vorrà ignorarlo potrà farlo tranquillamente: se qualcuno vorrà tenere aperto tutte le domeniche nessuno potrà impedirglielo.  A Roberto Cecchi del negozio 14 Once di via del Giglio questo scenario non convince. «Aprire tutti i giorni e a tutte le ore non sarebbe certo la soluzione giusta per migliorare il giro d'affari - afferma - se fosse proprio necessario un pensierino ce lo farei, ma non esiste l'equazione più apro più vendo. Possiamo tenere i negozi aperti ventiquattr'ore si ventiquattro ma se il centro non è animato la sostanza non cambia. Bisogna trovare qualcosa che attiri inviti i clienti a scegliere il centro di Empoli anziché altri luoghi per fare acquisti. Ciò che dovrebbe essere liberalizzato - conclude Cecchi - è la possibilità di fare sconti e promozioni. Troppo spesso dobbiamo sottostare a regolamentazioni come ad esempio quelle per i saldi che penalizzano i negozi».  Per attirare i clienti al negozio a 14 Once hanno svuotato le vetrine e lasciato un punto interrogativo, un'idea di marketing per invitare il cliente ad entrare. «Proviamo a incuriosire il cliente, lo incoraggiamo da entrare per dare una risposta al punto interrogativo».  Anche da Tezenis sono molto scettici. «La quantità di personale da impiegare sarebbe enorme - dice Marie Eve Bradette - con costi elevati, aldilà di tutte le turnazioni che possono essere fatte. Poi bisogna anche trovare chi è disposto a lavorare a orari scomodi come ad esempio quelli notturni».  Per Perla Pruneti di Sisley questo provvedimento porterà solo confusione. «Potremmo ritrovarci - dice - con negozi che aprono in orari completamente differenti tra loro e questo potrebbe disorientare i clienti. Servono orari comuni. Pensate ad un centro in cui metà negozi sono aperti e metà no. Sarebbe un caos totale».  Per Giovanni Volteggiani del Caffè Centrale liberalizzare gli orari non cambierà fondamentalmente niente. «Questo provvedimento - dice - non inciderà secondo me sugli orari di apertura dei negozi, perché tutti attraverso le turnazioni riescono già ad aprire negli orari a loro più congeniali. Non so quanti abbiano l'interesse a tenere aperto 24 ore su 24 e sette giorni su sette».

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