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Empoli

Marconcini in panchina: «La politica è finita, meglio dedicarsi al calcio»

Marconcini in panchina: «La politica è finita, meglio dedicarsi al calcio»

Da candidato sindaco a dirigente del Giglio Rosso «Ecco perché ho deciso di cambiare la mia vita»

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 Massimo Marconcini è nato a Empoli il 29 aprile 1966. Originario di Pontorme, risiede a Santa Maria. Per anni ha lavorato nel settore delle coop sociali. E' lavoratore autonomo, docente nei corsi di formazione per lavoratori disoccupati e subagente assicurativo. Si è avvicinato alla politica iscrivendosi, a metà anni Ottanta, alla Fgci per poi entrare in Democrazia Proletaria fino allo scioglimento in Rifondazione Comunista, in cui è entrato nel 1995. Tre anni dopo ha aderito ai Comunisti italiani. Candidato nel partito di Diliberto alle amministrative nel 1999 ha ricoperto il ruolo di vicesindaco fino al 2003 nella giunta Bugli. Nel 2004 (eletto in consiglio provinciale) si è presentato come candidato sindaco, sostenuto dalle liste "Cittadini per Massimo Marconcini", "Diritti a sinistra" e dai Comunisti italiani, raccogliendo il 18,59% dei voti. Nel 2009 ci ha riprovato con l'appoggio della lista civica a lui intitolata, Prc e Pdci, totalizzando il 16,13% dei voti. È soprannominato Helmut Haller, perché somiglia all'ex centravanti del Bologna. Fu proprio lui a siglare anni fa il gol decisivo in una partita di calcio dei consiglieri comunali empolesi contro i colleghi emiliani. di Marco Fani  EMPOLI. Prima vicesindaco nella giunta guidata da Vittorio Bugli. Poi mina vagante nei delicati equilibri della politica locale, con due candidature alla carica di primo cittadino (come antagonista della maggioranza attuale) che hanno lasciato un solco profondo, nonostante le sconfitte. Oggi Massimo Marconcini ha rescisso i legami con la politica attiva. Insegna economia e norme di sicurezza nei corsi di formazione per disoccupati e lavoratori in cassa integrazione, lavora come subagente assicurativo e ha riscoperto la sua grande passione dell'adolescenza, il calcio.  Da alcune settimane ricopre il ruolo di direttore sportivo al Giglio Rosso, storica formazione del Pozzale. Dopo la sconfitta alle elezioni amministrative del 2009 ha detto basta alla politica attiva. E dopo avere lasciato il consiglio comunale, dove è ancora presente il gruppo che porta il suo nome, si è rifatto una nuova vita, ripartendo quasi da zero. Il suo addio alle logiche dei partiti e dei compromessi suona forse più come un arrivederci, anche se i margini per un ritorno sembrano lontani.  «La politica attuale non mi manca - spiega Marconcini - perché credo fermamente che la politica, almeno questa politica, sia finita. Lo dimostra il fatto che in Italia è stato necessario un governo tecnico, che in realtà non sostiene nessuno. Si chiedono sacrifici sulle pensioni alle gente, ma i primi a non volere essere toccati sono gli stessi parlamentari. La politica resterà per sempre uno dei grandi amori della mia vita, ma adesso preferisco il calcio giovanile, dove certi valori che mettono in campo i ragazzi rappresentano un po' lo spirito che animò il mio ingresso alla politica».  Nato a Pontorme nel 1966, «per l'esattezza - come ricorda con un pizzico di nostalgia - in via Piovola, nella zona chiamata Corea», Marconcini ha iniziato a vivere nella politica prima dei vent'anni. «Votai per il Pci alle Europee del 1984 - ricorda - quando per la prima volta il Pci superò la Dc. Poco dopo, nonostante la mia militanza nella Fgci, passai in Democrazia proletaria».  Alla domanda su chi è stato il suo politico di riferimento, non ha esitazioni: «Mario Capanna - risponde - basti pensare che sono stati uno dei pochi a votare nel 1991 contro lo scioglimento di Dp in Rifondazione. In tempi più recenti ho apprezzato il coraggio di Diliberto che fino ai primi anni 2000 è stato un baluardo nel contrastare l'avanzata della destra. In Italia abbiamo pagato un prezzo elevatissimo per lo strappo di Bertinotti al governo Prodi».  Uscito dal consiglio comunale, Marconcini mantiene uno stretto legame con i consiglieri eletti nel gruppo che porta il suo nome. Ha ancora in tasca la tessera del Pdci, ma l'unico ruolo attivo che ricopre è quello di presidente dell'associazione Cittadini per Massimo Marconcini. «Seguire con un po' di distacco le vicende della politica locale - prosegue - ti aiuta a valutare le cose con maggiore obiettività. Ovviamente sono legato a Sandro Petrillo e Riccardo Morini, che oltre ad essere consiglieri della lista di cui sono stato candidato sindaco, sono anche due grandi amici. Ogni lunedì sera ci ritroviamo in un ristorante di Empoli e si discute dei problemi davanti a un piatto di tortellini in brodo. Ho ancora la tessera del Pdci ma non ricopro più alcun incarico, la militanza attiva non mi interessa più. Sono comunista, ma l'unico ruolo che mantengo è quello di presidente dell'associazione civica che porta il mio nome. Mi sta a cuore, visto che questa lista nacque in maniera spontanea nel 2004. Fu un'ondata di novità che tolse tanti voti ai Ds».  Sette anni fa Marconcini decise di candidarsi per la prima volta a sindaco (sostenuto da due liste civiche e dal Pdci), dopo la rottura con la maggioranza in cui aveva ricoperto il ruolo di vice Bugli. Un anno prima gli era stata tolta la delega di vicesindaco, dopo alcune dichiarazioni in difesa del regime cubano. «E' un episodio del passato - ricorda - e a me piace guardare avanti. La verità è che le mie parole su Cuba e Fidel Castro, dette in un convegno, furono strumentalizzate. Un possibile candidato per la successione di Bugli come il sottoscritto, che non apparteneva ai Ds, spaventò qualcuno. Del resto Marconcini non ha mai difeso, e mai sosterrà, la pena di morte in nessun regime. In quella circostanza mi fu tolta la delega di vicesindaco ma continuai ugualmente il mio lavoro in giunta, tanto che proposi il nuovo piano dei parcheggi. La mia proposta, nonostante tutti fossero d'accordo, fu poi bocciata. È lì che decisi di lasciare la maggioranza».  Curioso anche il rapporto con Matteo Renzi, che Marconcini ha sostenuto da consigliere provinciale nel Pdci (partito a cui ha aderito dalla nascita) dal 2004 al 2009, dopo l'exploit di cinque anni prima alle amministrative empolesi. «Il 1999 è stato un anno importante - prosegue - fui nominato vicesindaco di Empoli dopo avere preso più preferenze del primo candidato dei Ds, che all'epoca avevano il 55% dei voti. Credo di essere stato il primo e unico vicesindaco eletto dal popolo. Poi mi sono candidato in Provincia e ho sostenuto la giunta di Renzi, che seppure con qualche difetto è un innovatore. Gli contesto però l'invenzione dei comitati elettorali. Nel 2004 fummo tra i primi a farli con la lista civica legata al mio nome. All'epoca dicevano che erano cose di destra, ma dopo che le ha fatte Pisapia tutto è cambiato».  Cocente, però, la sconfitta di 5 anni dopo, che ha poi portato Marconcini a dire basta. «Purtroppo ci fu qualcuno della coalizione sostenuta anche da Rifondazione che remò contro il sottoscritto - racconta - la formula vincente sarebbe stata quella del centrosinistra e invece, oltre ad altri errori che commettemmo, fummo troppo schiacciati a sinistra. Pur non arrivando al ballottaggio abbiamo comunque lasciato una dote politica importante».  Marconcini non rinnega la sua scelta di opposizione. «Empoli è peggiorata negli ultimi anni - dice - e sta perdendo il ruolo di capofila nel circondario. I politici stanno troppo chiusi nel palazzo e manca il rapporto con la gente. All'epoca di Vittorio Bugli tutti sapevano chi erano gli assessori, mentre oggi non credo che sia la stessa cosa. Anche all'interno del Pd ci sono persone in gamba, come nei partiti della sinistra più radicale. Spero che il futuro possa portarci un nuovo centrosinistra. Non credo, però, che gli attori saranno gli stessi partiti di oggi».  Dopo un periodo di crisi, Marconcini ha ritrovato lavoro e felicità, grazie anche al calcio. «Dopo che sono uscito dalla politica - racconta - mi sono ritrovato disoccupato a 43 anni, per quasi un anno e mezzo. Ho attraversato un periodo duro, con problemi economici, ma ho avuto la forza di ripartire, terminando gli studi e laureandomi in Scienze politiche. E' iniziata una nuova vita con l'amore della mia compagna e di mio figlio Guido, che ha da poco iniziato a giocare a pallone nei Pulcini. Grazie ad Alessandro Forconi ho avuto modo di avvicinarmi di nuovo al calcio, che ho sempre amato grazie agli insegnamenti del mio maestro di gioventù Giuliano Ciampalini detto Nale, proseguendo poi negli amatori e come allenatore dell'Sg Villanova, fino a iniziare questa avventura nel Giglio Rosso. Non sono mai stato nel partito dei Ds, ma ora mi ritrovo con questa carica addosso. Scherzi a parte, nel calcio giovanile ho ritrovato i valori della mia giovinezza, quando da bambino mi chiamavano Haller per i miei capelli biondi, come il mitico centravanti del Bologna. Un nome a cui sono legato. Quando mando i biglietti natalizi firmo col soprannome. E poi non posso dimenticare che fu proprio lui a far perdere lo scudetto alla mia Inter nel 1964, poco prima che nascessi».

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di Redazione web