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PRIME REAZIONI

Il no di Provincia e sindacati

Il no di Provincia e sindacati

Basta con le Province. Il premier Mario Monti, come ha ribadito anche ieri pomeriggio, lavorerà per favorire iniziative parlamentari che mirano ad abolirle

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Basta con le Province. Il premier Mario Monti, come ha ribadito anche ieri pomeriggio, lavorerà per favorire iniziative parlamentari che mirano ad abolirle. Da parte di chi rappresenta questo ente, ovviamente, la reazione non è positiva. È il presidente stesso, Andrea Barducci, a prendere posizione.  «Ancora una volta e come sempre - commenta - si è scelto di stangare i contribuenti, di tagliare le risorse agli enti locali, ma non vi è nessuna traccia di patrimoniale o di vera lotta all'evasione. Per quanto riguarda l'abolizione delle Province devo dire che ci si aspettava, anche in questo caso un po' più di coraggio.

Al di là dei legittimi dubbi di costituzionalità dell'inserimento di un simile provvedimento all'interno di un decreto legge, su cui si esprimeranno gli organi competenti, ci si aspettavano indicazioni che incoraggiassero un vero riordino istituzionale. Un riordino che porterebbe questo sì ad un vero risparmio e a una maggiore efficienza, per il quale questa amministrazione provinciale sta lavorando fin dal suo insediamento. E invece ancora una volta si è preferito cavalcare il luogo comune che accompagna da un po' di tempo le Province, senza andare a toccare i veri privilegi che sono in Parlamento».  No alla manovra anche dal mondo sindacale.

«Il governo Monti - si legge in un comunicato della rsu della Sammontana - ha annunciato una serie di misure di facciata che sfiorano chi ha tanto e chi non ha mai pagato, confezionando in realtà una mazzata terribile sulla testa di pensionandi, pensionati, giovani, persone e anziani in difficoltà, possessori di case e ceti medio-bassi. Non si può eliminare la contingenza dalle pensioni a partire da gennaio visto che già negli ultimi venti anni, con il venir meno della precedente indicizzazione, le stesse pensioni hanno perso oltre il 35 per cento del proprio valore; e non si può tagliare la previdenza compromettendo il futuro di tanti milioni di lavoratrici e di lavoratori i quali si vedranno praticamente costretti a lavorare all'infinito, penalizzando così anche i più giovani, impedendo loro qualsiasi possibilità di inserimento nel mondo del lavoro e quindi di crescita del paese; è inaccettabile pure la reintroduzione dell'Ici sulla prima casa, soprattutto se con l'aggravante dell'aumento delle rendite catastali, misura che finirà per colpire chiunque».

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