Il Tirreno

Empoli

Ricordo di una “medicina” antica buona per tutto e tutti

Al tempo del cordiale

Luciano Gianfranceschi
Boccette di Cordiale
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Boccette di Cordiale

Gazzarrini: «Era d'obbligo per gli sposi novelli»

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 FUCECCHIO. «Dagli un cordiale, al bambino, lo vedi che visino smunto ha», diceva all'epoca la nonna, specialmente quando con l'inverno arrivava l'influenza. Ricordo che era buono, come tutto ciò che si poteva avere ogni tanto. Ma che cos'era quel cordiale, che probabilmente, anche ora, farebbe più effetto naturale di certi medicinali ricostituenti? Racconta Carlo Gazzarrini, esponente di Slow Food: «La mi' mamma, abitavo in Sant'Andrea, versava in un recipiente un po' di vin santo, di quello buono, e mentre lo frullava aggiungeva un tuorlo dell'ovo. Poi, a volte ma non sempre, anche il limone. E frullava, frullava».  Continua a ripensarci, e aggiunge: «Ma siccome il frullatore elettrico non esisteva, o se esisteva nella case comunemente non c'era, la massaia aveva un bastoncino di legno con in fondo una specie di patatina, così lo girava e rigirava, finché era frullato nel senso di amalgamato, e il cordiale era finalmente pronto».  Una variante era l'aggiunta di brodino, specialmente per i convalescenti da malattia, oppure per chi era stanco in quanto il lavoro quotidiano era a quei tempi anche fatica. In effetti, in medicina, viene ritenuto tonico, corroborante, anche per confortare lo spirito oltre che per rinvigorire le forze.  Poi, durante il servizio militare (anni Sessanta), il cordiale - contenuto in una confezione di plastica - era anche alcolico. D'altronde, doveva scaldare "dentro", nelle caserme senza riscaldamento, nelle esercitazione durante le intemperie. Qui era il maresciallo di fureria che raccontava di come, al tempo del duce quando non si potevano usare i termini stranieri come cognac, brandy, l'aggiunta di liquore faceva chiamare la bevuta cordiale. Perché deriva dal latino cor, cuore.  Ci fu anche qualche tentativo di commercializzarlo, ma un bicchierino destava nostalgia d'altri tempi piuttosto che costituire un liquore di pieno gradimento. Il cordiale è invece un liquore tuttora in vendita in Francia: si ottiene dalla macerazione di frutti o infusione d'erbe, e aggiunta d'alcool. Assaggiato, risulta estraneo ai ricordi infantili della nonna.  E, tornando a Fucecchio, conclude curiosamente Carlo Gazzarrini che qualcuno lo usava così: «Il cordiale, rafforzato con due uova anziché uno, veniva offerto alla prima colazione dei novelli sposi, ovviamente a coloro che non avevano potuto permettersi di partire per la luna di miele. In casa, dopo la prima notte di nozze, un po' per burla ma molto sul serio - conclude Carlo Gazzarrini - costituiva un'allusiva tradizione».

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