Toscana
Gli atti dellufficio tecnico nel mirino della procura per una presunta falsificazione
Macelli, dopo lo stop per l'inchiesta scatta un nuovo Piano di recupero
Francesco Turchi
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Gli ex macelli di via Lucardese a Montespertoli 2 MINUTI DI LETTURA
MONTESPERTOLI. Un nuovo piano di recupero per gli ex Macelli sarà redatto dal Comune: è il tassello mancante per il via alla trasformazione dell'edificio in residenziale-commerciale, dopo lo stop dettato dall'inchiesta della procura sulla presunta falsificazione di atti relativi al piano precedente. Una storia complicata, che si intreccia con la maxi-inchiesta sull'edilizia e che ora sembra essere arrivata a un punto di svolta dopo quasi 4 anni di stand-by. Il complesso immobiliare di via Lucardese (superficie coperta di 375 metri quadrati, per un volume pari a 1.887 mc), era stato acquistato nel 2007 dalla Colli Fiorentini, per la cifra di 921mila euro, attraverso un'asta pubblica, nel cui bando veniva garantita la possibilità di trasformazione dell'edificio. Ma in realtà non era così. In Comune c'era un piano di recupero diverso da quello depositato in Provincia: il primo - oggetto di indagini della Procura - secondo quanto scritto nella relazione del responsabile del settore Assetto del territorio, architetto Antonino Gandolfo, sarebbe stato falsificato. Il 19 febbraio 2008 i documenti vengono sequestrati: «Sulla base delle indagini svolte dai carabinieri di Montespertoli - spiega Gandolfo - la versione del piano di recupero utilizzata dal'Ufficio tecnico al fine di procedere all'alienazione del bene, differisce dalla copia trasmessa in Provincia: più precisamente, la copia depositata in Provincia prevede per il fabbricato la destinazione d'uso a macelli comunali, mentre nella copia utilizzata dall'Ufficio tecnico, la trasformazione residenziale e commerciale, sembrerebbe consentita, in coerenza con la previsione urbanistica del vigente Piano regolatore». Secondo Gandolfo «la copia trasmessa in Provincia è certamente l'originale», anche se quest'ultima, «per quanto autentica», contrasta con quanto disposto dal Piano regolatore che prevede «la destinazione d'uso residenziale, commerciale e per pubblici esercizi». Riepilogando, «il Piano di recupero approvato dal consiglio comunale nel 2001, non avrebbe consentito la trasformazione dei macelli in residenziale e commerciale, dal momento che, in contrasto con il Piano regolatore, manteneva un'attività di macellazione che oggi non c'è più. La manipolazione, per quanto rozza e assolutamente inaccettabile, nell'intento introduceva effettivamente ciò che mancava a quel piano di recupero per essere coerente col Piano regolatore. Nel bando di gara erano state dichiarate potenzialità edificatore, contenute nel Prg ma che non possono essere attuate con intervento diretto perché siamo in zona B3 e manza il Piano attuativo. Ecco che il permesso di costruire relativo all'intervento proposto non può essere rilasciato senza aver prima approvato un nuovo Piano di recupero d'iniziativa pubblica».
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