Attenzione
Nessuna superiore è in regola
Veronica Potenza
Il Circondario: ma non ci sono problemi di sicurezza
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EMPOLI. Nessuna delle scuole superiori del circondario è in possesso del certificato prevenzione incendi, vale a dire di quel documento che il comando provinciale dei vigili del fuoco rilascia agli edifici pubblici che risultano conformi alle disposizioni di sicurezza vigenti. Impianti elettrici non a norma, scale antincendio o depositi d'acqua da rivedere: sono tante e diverse le ragioni per le quali nessuno degli istituti scolastici dell'Empolese Valdelsa è riuscito ad ottenere questo tipo di certificato, noto anche come Cpi. Dalle scuole, dall'amministrazione provinciale e dalla sede del Circondario arriva comunque unanime la precisazione che questo non significa che le scuole non siano sicure ma è un dato di fatto che prima di poter ricevere il via libera dei vigili del fuoco sará necessario apportare modifiche che comportano un costo che le casse degli enti locali in questo momento non sembrano essere in grado di sostenere. «Per adeguarsi alla normativa vigente - spiega Claudio Toni, primo cittadino di Fucecchio e delegato alla scuola per il Circondario Empolese Valdelsa - sarebbe necessario intervenire su ogni singolo edificio indistintamente, non soltanto per quanto riguarda le misure antincendio ma anche per quelle antisismiche e per l'impiantistica. Il nostro fabbisogno, per completare i lavori che ci consentirebbero di ottenere i Cpi, è di circa due milioni e trecentoquarantamila euro mentre il Circondario ha a disposizione circa centocinquantamila euro all'anno per la manutenzione ordinaria degli edifici scolastici. Tra caldaie che si guastano, bagni, porte e finestre da riparare e pareti da dipigere a volte questi soldi non bastano neanche a pagare i lavori di base». La stima citata dal sindaco Toni fu elaborata dai tecnici del Circondario nel 2005 in seguito ad un'accurata ricognizione e fu inviata all'amministrazione provinciale ma, come spiega il sindaco fucecchiese, quei soldi non sono mai arrivati a destinazione. Piú fiducioso il tono di Giovanni Di Fede, assessore alla pubblica istruzione della Provincia di Firenze, che minimizza il problema e si dice convinto che «a breve otterremo tutte le certificazioni necessarie». «Il problema - sostiene Di Fede - è che le norme cambiano di continuo, le ultime ad esempio sono del 2011, per cui anche gli edifici piú recenti, quelli realizzati negli anni novanta, hanno bisogno di essere ritoccati ma posso assicurare che non si tratta di niente di sostanziale». Gli fa eco l'ingegnere Paolo Collodel, dirigente responsabile del settore edilizia del Circondario Empolese Valdelsa, che afferma: «Non abbiamo ancora nessun certificato vero e proprio, cosí come peraltro l'ottanta per cento delle scuole italiane, ma i vigli del fuoco hanno approvato tutti gli esami di progetto. Bisognerebbe adeguare alcune scale di sicurezza, uscite d'emergenza, depositi d'acqua e soprattutto gli impianti elettrici ma al momento mancano i finanziamenti. Questo peró non significa affatto che le scuole non siano sicure, la sicurezza al contrario è garantita in ogni edificio». Per uno degli istituti superiori del circondario, il Brunelleschi, la strada per l'ottenimento del certificato di prevenzione incendi potrebbe però rivelarsi particolarmente difficile poiché, come spiega l'ingegner Collodel, manca lo spazio materiale per realizzare una scala d'emergenza in possesso dei requisiti dettati dalle leggi vigenti. «La scuola - precisa il dirigente del settore edilizia del Circondario - dispone comunque di tre scale per cui non c'è alcun rischio per gli studenti ma è impossibile realizzare quella necessaria per ottenere la certificazione perché non ci sono gli spazi». Non sono altrettanto sereni alcuni studenti che hanno risposto all'appello del nostro giornale inviando alcune segnalazioni che fotografano le condizioni del sistema scolastico pubblico toscano. Antonino ad esempio, studente del liceo artistico di Empoli, lamenta il fatto che, essendo l'edificio diviso tra palazzine non collegate tra loro, «nei cambi di aula, che sono una regola, in caso di nubifragi o semplice pioggia è un vero rischio raggiungere le aule o la portineria. Il tutto - aggiunge il ragazzo - passando da una porticina sottoscala larga appena settanta centimetri». Per l'ingegner Collodel, che riconosce che questa porta è molto piccola sebbene non proprio settanta centimetri, «quella menzionata è soltanto una scorciatoia e ci sono percorsi alternativi molto piú sicuri e agevoli anche se piú lunghi». Nel generale quadro di immobilitá dovuto alla mancanza di fondi sembra che l'unico edificio ad essere stato protagonista di un intervento significativo negli ultimi mesi sia il Checchi di Fucecchio. «Tra luglio e agosto - ha detto il sindaco Toni - abbiamo rifatto tetti e facciate, lavori importanti per questo edificio liberty che sono costati circa 160mila euro».
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