Gioco
Due foto raccontano la Castelfiorentino del "tutti a casa"
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La foto di David Bastianoni che immortala il cimitero americano 3 MINUTI DI LETTURA
CASTELFIORENTINO. Spesso le foto sono la testimonianza più viva di momenti storici importanti. Talvolta riescono a sintetizzare attraverso un'immagine fissa pensieri mutevoli. E raccontano, come lunghe carrellate scenografiche, i sentimenti di un'epoca. È il caso delle due fotografie che proponiamo oggi, scatti di quelli che non si dimenticano, e che i lettori più assidui del nostro giornale conoscono. Siamo a Castelfiorentino e, nella foto principale, non si tratta di un giorno anonimo; è il 9 settembre del 1943, e David Bastianoni, straordinario interprete dell'arte fotografica e infaticabile ritrattista dei momenti importanti della storia valdelsana, è sceso in strada come tanti castellani, assiepati in una traboccante adunata popolare nella piazza più grande del paese, proprio davanti all'attuale Teatro del Popolo. Non è un giorno qualunque, Bastianoni lo sa bene, e da fotografo navigato scatta tante foto di quella memorabile giornata. Momenti di felicità. Volti sollevati, felici dello stentoreo proclama che aveva annunciato dai microfoni dell'Eiar, la radio dell'epoca, che per gli italiani la guerra era finita. Finita! Dopo tre anni e tre mesi di guerra l'Italia aveva firmato la pace. Separata dagli alleati tedeschi. Ma questo in quel giorno poco importava. Era il "tutti a casa". In tanti non immaginavano ciò che sarebbe seguito a quel giorno fatidico. Le violenze dei tedeschi in ritirata, le deportazioni, le stragi di civili inermi, i bombardamenti, il passaggio del fronte, la faticosa ricostruzione. Si stava aprendo per la popolazione civile il periodo più drammatico della nostra storia recente. In quest'immagine ci piace però ricordare il momento dell'inizio di un'epoca nuova. Anche sulle ceneri del nostro disciolto esercito nascerà e si consoliderà la lotta di Resistenza, verso l'Italia repubblicana. Oltre alla folla festante in attesa con le bandiere di ogni colore, domina nella foto la mole del protagonista assoluto dell'immagine, il Teatro del Popolo, restaurato e tornato a nuova vita appena un paio di anni e mezzo orsono e viva realtà culturale dell'Empolese Valdelsa. Ci siano permesse alcune note su tale importante testimonianza architettonica. L'edificio fu costruito fra il 1863 ed il 1867, su un terreno concesso gratuitamente dal Comune. Alcuni facoltosi cittadini finanziarono l'opera e fondarono l'Accademia degli Operosi Impazienti, la società che avrebbe poi gestito il teatro. Da notare, che a Empoli era presente da ben oltre un secolo un'accademia letteraria, quella dei "Gelosi Impazienti", e in questo caso è evidente la volontà da parte della borghesia castellana di contrapporsi alla più blasonata compagine empolese, che era a sua volta dotata di un grande teatro, oggi non più esistente (distrutto dal crollo del campanile degli Agostiniani durante le operazioni belliche), il Teatro Salvini. Il Teatro del Popolo è rimasto l'unico teatro ottocentesco della Valdelsa e si presenta come un autentico teatro all'italiana. Una sala grande a forma di ferro di cavallo, un ampio foyer d'accesso, tre ordini di palchi con loggione e barcacce, un ampio boccascena e un bel palcoscenico. La facciata, come vediamo anche in questa foto, è caratterizzata da eleganti linee neorinascimentali. Oggi il teatro, come un vero e delicato gioiello, è di nuovo restituito alla cittadinanza. Per tornare alle foto di Bastianoni, abbiamo voluto proporre, oltre a quella "dell'inizio" anche quella, in un certo senso, "della fine". E proponiamo così come appariva, nella sua crudezza, un luogo pochi anni prima destinato al gioco; è il cimitero di guerra americano, temporaneamente collocato nel campo sportivo. Paolo Santini META DI PELLEGRINAGGI Quella distesa di croci bianche Uguali nella morte, ufficiali, sottufficiali, truppa, centinaia di croci, a perdita d'occhio, piantate in quello che era stato pochi anni prima un luogo di divertimento, il campo sportivo. È il cimitero di guerra americano. Imponente e razionale, colpisce, sulla destra, la sagoma squadrata dell'edificio costruito pochi anni prima per la Gioventù Italiana del Littorio, che domina la distesa di croci bianche. Tante le visite ai caduti per la Liberazione in quegli anni; arriveranno delegazioni italiane, americane, sovietiche in pellegrinaggio; nel 1950 il cimitero verrà rimosso e le salme saranno traslate nel grande cimitero americano dei Falciani.
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