Lutto
E-net a Carraia ha chiuso e ora una parte dei lavoratori ha deciso di rivolgersi al sindacato
In un call center pagati 2,50 euro all'ora
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Un call center (foto d’archivio)Fanno vertenza all'azienda: «Non ci hanno versato gli ultimi stipendi»
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EMPOLI. Non retribuiti negli ultimi mesi di lavoro. Con un contratto che non dovrebbe essere il loro. E con una paga di 2,50 euro all'ora. Questa la situazione denunciata da un gruppo di lavoratori di un call center, E-net, che ha chiuso di recente. Il call center si trovava a Carraia. E a raccogliere le istanze di una parte dei 38 lavoratori impiegati dall'azienda fino ad agosto, è stato il Nidil Cgil di Empoli. Il sindacato ha deciso di aprire una vertenza. «Abbiamo provato ad arrivare a una soluzione ma non è stato possibile - spiegano Alessio Branciamore della Nidil Cgil di Empoli e Sergio Luschi della Cgil - per cui andremo avanti con la vertenza per almeno dieci lavoratori».
Il sindacato contesta all'azienda in questione vari aspetti. Il primo è il tipo di contratto che è stato applicato agli addetti, 38 in tutto, in generale giovani. E con contratti di un paio di mesi al massimo. Che poi venivano rinnovati con un turn over elevato. Da quanto hanno raccontato gli stessi addetti, «la giornata di lavoro variava dalle sei alle otte ore». Per questo e altri aspetti arrivano le contestazioni della Cgil. «Si tratta di uno dei tanti casi dove vengono usati contratti impropri - spiega Alessio Branciamore del Nidil - i ragazzi sono stati assunti con contratti a progetto. Ma questo tipo di rapporto presuppone l'autonomia che loro certo non avevano. Di conseguenza a loro doveva essere applicato un contratto da dipendenti». Di seguito la congruità della paga: per il sindacato dovrebbe essere almeno di 8/9 euro secondo il contratto del commercio che in genere viene applicato in questi casi. Poi la contestazione degli stipendi non pagati. «A noi si sono rivolti una decina di ragazzi - spiega ancora Branciamore insieme al segretario regionale del Nidil Cgil Enrico Hablick - sono venuti da noi quando ormai l'azienda aveva chiuso. Ci siamo rivolti a loro per sapere quanto spettava ai singoli addetti. Nella maggior parte dei casi non sono stati pagati uno o due mesi di lavoro. Al massimo tre proprio perché il ricambio del personale aveva una percentuale elevata». Questa la situazione degli ultimi usciti dall'azienda. «Ma ci sarebbero anche altre persone - vanno avanti alla Camera del lavoro - che avrebbero maturato mensilità nel passato e non le avrebbero riscosse».
«Stiamo parlando - vanno avanti i sindacalisti - di cifre che si aggirano intorno alle 300 euro al mese e ci sarebbero anche lavoratori che in caso di cifre esigue si sarebbero stancati di richiederle». Alla Camera del lavoro ieri mattina hanno raccontato le loro storie alcuni addetti che hanno lavorato nel call centere che si trovava in via Galilei. In gran parte studenti che avevano accettato di lavorare per pagarsi la retta all'Università. «Ci hanno comunicato per telefono che il lavoro non c'era più», hanno spiegato. Ora qualcuno di loro ha trovato un'altra occupazione. Oppure si è iscritto a corsi di formazione professionale. Alla luce di questa esperienza, «la prima - spiegano dal Nidil Cgil - di questo tipo a Empoli» hanno deciso di dare al via a un censimento per capire quante sono le realtà di call center che operano nel circondario dell'Empolese Valdelsa.
Che tipo di contratti hanno gli addetti occupati in questo settore. Come vengono pagati perché purtroppo a livello nazionale si sono verificati più volte fenomeni di stipendi e contratti assolutamente capestro. «Noi ora abbiamo mandato le lettera per aprire vertenza - conclude Alessio Branciamore - la via pacifica non è servita. In più vogliamo monitorare la situazione con una raccolta dati di queste aziende in modo tale da tutelare le persone che lavorano in queste situazioni».
Il sindacato contesta all'azienda in questione vari aspetti. Il primo è il tipo di contratto che è stato applicato agli addetti, 38 in tutto, in generale giovani. E con contratti di un paio di mesi al massimo. Che poi venivano rinnovati con un turn over elevato. Da quanto hanno raccontato gli stessi addetti, «la giornata di lavoro variava dalle sei alle otte ore». Per questo e altri aspetti arrivano le contestazioni della Cgil. «Si tratta di uno dei tanti casi dove vengono usati contratti impropri - spiega Alessio Branciamore del Nidil - i ragazzi sono stati assunti con contratti a progetto. Ma questo tipo di rapporto presuppone l'autonomia che loro certo non avevano. Di conseguenza a loro doveva essere applicato un contratto da dipendenti». Di seguito la congruità della paga: per il sindacato dovrebbe essere almeno di 8/9 euro secondo il contratto del commercio che in genere viene applicato in questi casi. Poi la contestazione degli stipendi non pagati. «A noi si sono rivolti una decina di ragazzi - spiega ancora Branciamore insieme al segretario regionale del Nidil Cgil Enrico Hablick - sono venuti da noi quando ormai l'azienda aveva chiuso. Ci siamo rivolti a loro per sapere quanto spettava ai singoli addetti. Nella maggior parte dei casi non sono stati pagati uno o due mesi di lavoro. Al massimo tre proprio perché il ricambio del personale aveva una percentuale elevata». Questa la situazione degli ultimi usciti dall'azienda. «Ma ci sarebbero anche altre persone - vanno avanti alla Camera del lavoro - che avrebbero maturato mensilità nel passato e non le avrebbero riscosse».
«Stiamo parlando - vanno avanti i sindacalisti - di cifre che si aggirano intorno alle 300 euro al mese e ci sarebbero anche lavoratori che in caso di cifre esigue si sarebbero stancati di richiederle». Alla Camera del lavoro ieri mattina hanno raccontato le loro storie alcuni addetti che hanno lavorato nel call centere che si trovava in via Galilei. In gran parte studenti che avevano accettato di lavorare per pagarsi la retta all'Università. «Ci hanno comunicato per telefono che il lavoro non c'era più», hanno spiegato. Ora qualcuno di loro ha trovato un'altra occupazione. Oppure si è iscritto a corsi di formazione professionale. Alla luce di questa esperienza, «la prima - spiegano dal Nidil Cgil - di questo tipo a Empoli» hanno deciso di dare al via a un censimento per capire quante sono le realtà di call center che operano nel circondario dell'Empolese Valdelsa.
Che tipo di contratti hanno gli addetti occupati in questo settore. Come vengono pagati perché purtroppo a livello nazionale si sono verificati più volte fenomeni di stipendi e contratti assolutamente capestro. «Noi ora abbiamo mandato le lettera per aprire vertenza - conclude Alessio Branciamore - la via pacifica non è servita. In più vogliamo monitorare la situazione con una raccolta dati di queste aziende in modo tale da tutelare le persone che lavorano in queste situazioni».
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