Finanza
In manette bancarottiere seriale
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Limprenditore vendeva anche sul web Aveva auto di lusso, yacht e debiti per un milione
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EMPOLI. Auto di lusso, uno yacht e diverse case di proprietà. Ma anche debiti, tanti, quasi un milione, nei confronti di clienti e fornitori delle sue società, in particolare di quelle che - svuotate di beni e utili - aveva portato al fallimento. Due volte un imprenditore del settore abbigliamento, 45 anni, fiorentino ma con molti affari anche nell'Empolese Valdelsa, ha mandato in bancarotta le aziende con cui produceva e vendeva all'ingrosso, anche via internet, i capi lanciati sul mercato con il marchio della madre. Bancarotta fraudolenta è il reato per cui era finito in tribunale l'anno scorso (patteggiando la pena di un anno e sei mesi), stesso reato per cui adesso è stato arrestato dalla Guardia di Finanza. L'imprenditore - è questa la motivazione dell'ordinanza firmata dal gip del tribunale Michele Barillaro accogliendo la richiesta del pm Paolo Barlucchi - stava reiterando il reato e perciò andava fermato. Continuava infatti a vendere via internet la merce prodotta dalle sue aziende senza emettere fatture. A incastrarlo è stato il materiale che la Finanza ha rintracciato a Empoli, nel capannone di un'azienda che aveva avuto rapporti commerciali con lui. Grazie alla documentazione recuperata nella nostra città - fatture, email, eccetera - gli inquirenti hanno potuto ricostruire il modus operandi di quello che hanno definito bancarottiere seriale. Con lui sono sotto inchiesta un commercialista, mentre nessun provvedimento è stato assunto nei confronti delle cinque persone che avevano ruoli di amministrazione nelle sue quattro aziende e delle altre persone che risultavano intestatarie di beni immobili in realtà - secondo gli inquirenti - di sua proprietà. Secondo quanto ricostruito dalla Finanza, l'imprenditore - dopo il primo crack del 2009 - ha portato al fallimento una seconda società e, con il concorso di un commercialista di Firenze e di un suo collaboratore, ha creato un danno per creditori pari a circa 900mila euro. Come? In particolare avrebbe addossato alla società fallita spese per la promozione di un marchio di abbigliamento (750.000 euro) risultato in realtà appartenere allo stesso imprenditore; e avrebbe distratto le merci della società fallita, per un valore di 150.000 euro, vendendo, su un sito internet, prodotti senza emettere fatture ovvero con fatture emesse da altre due società a lui riconducibili. In sostanza, oltre ad incamerare gli introiti relativi alla vendita di prodotti della società fallita, avrebbe fatto gravare sulla società poi fallita i debiti contratti per valorizzare un marchio di sua proprietà. Al fine di nascondere la bancarotta fraudolenta, l'imprenditore è accusato anche di avere occultato tutta la documentazione fiscale e contabile della società. Tutta tranne quella rinvenuta dalle Fiamme Gialle in un capannone di Empoli e che è stata decisiva per fare scattare la manette. I proventi dell'illecita attività hanno consentito all'imprenditore di mantenere un alto tenore di vita (possedeva Bmw, Jaguar, uno yacht di 15 metri) e di incrementare e gestire un ingente patrimonio immobiliare intestandolo a soggetti terzi. L.M.
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