Sicurezza
Quando l'Arno furioso seminò nel circondario morte e distruzione
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Il sindaco di Empoli Mario Assirelli Nella notte tra il 3 e il 4 novembre di 45 anni fa il fiume e i suoi affluenti spazzarono via gli argini
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Anno 1966. Pioveva dal 25 ottobre. Ai vecchi non piaceva quel tempo. Quella nuvolaglia bassa e densa veniva dal mare di continuo, spinta dallo scirocco. Non dava requie. E loro dicevano: «Niente di buono». E niente di buono fu. Nella notte tra il 3 e il 4 novembre l'Arno e i suoi affluenti diventarono protagonisti di un disastro di proporzioni notevoli. Nel 1844, dopo l'ennesima alluvione, si disse che sarebbe stato l'ultima. Ma quattro anni dopo, un certo ingegnere Michelacci si chiedeva: «Sopporteremo che i nostri figli, i nostri nipoti maledicano nel rinnovarsi dell'infortunio alla nostra inerzia?». Un secolo dopo, era sempre lì, quella domanda. Che resta anche oggi, di fronte a un fiume ridotto proprio male. di Riccardo Cardellicchio EMPOLI. Lo chiamarono il triangolo della morte: Montelupo-Empoli-Castelfiorentino. Quattro, le vittime, a Castello. Guido Borghi, commerciante di 64 anni. Giovanni Cortini, operaio di 58 anni. Vittorio Cortini, 24 anni, falegname. Rosa Grassi, casalinga di 56 anni. A Empoli, due. Il manovale Palmiro Mancini, 66 anni, e il coltivatore Agostino Bini, 73 anni. Due anche a Montelupo. Orfea Casini, 67 anni, casalinga, e il panettiere Giovanni Chiarugi, 68 anni. Le acque dei fiumi si mischiano. Galleggia di tutto. L'acqua sfonda porte. Annienta il lavoro di anni. La storia. A Brusciana non si salva neanche il cimitero. Ad Avane e Marcignana, le chiese. A Pagnana, la scuola. A Empoli, l'archivio storico. Ma non basta. Racconta, Giuseppe Tofanelli: «Giancarlo Fontanelli, un giovane operaio di Ponte a Elsa, è seduto in alto sopra un mobile della cucina, una cucina a terreno, appena rischiarata dal lume tremolante d'un candela, quando a un tratto, sconcertante apparizione nel cuore della notte, vede attraverso la porta spalancata galleggiare per un attimo sulla strada e, quindi, entrare nella stanza, una cassa da morto, una vera, tetra cassa da morto, che di lì a poco scompare sul risucchio della corrente». Le foto di quel giorno maledetto parlano di un Montelupo difficile da riconoscere. La Pesa è esplosa, e non si vede che acqua. Sul viale Umberto I, un tonfo sordo annuncia il crollo di alcune abitazioni. Un'altra cede in via Caverni. E un'altra ancora al Turbone. Ben 280 risultano le case danneggiate, 57 le aziende agricole, 16 le industrie, 128 i laboratori artigianali, 105 i negozi. Eppoi strade, ponti, acquedotto, scuole, cimiteri, chiese. Totale in soldi: due miliardi di lire. Limite e Capraia, quel giorno, vengono prese d'assalto dall'Arno. Rompe in località Mollaia e divide Capraia da Limite. In via Mazzantini, non distante dal ponte che unisce Capraia a Montelupo, un casamento s'apre come burro. In municipio, li fanno subito, i conti. Le aziende colpite sono più di 80. Le abitazioni distrutte 6 e, quelle danneggiate, 19. A valle, non si salvano Spicchio e Sovigliana, frazioni di Vinci. Straripa anche il Rio dei Morticini, che è quasi sempre in secca. Le cronache raccontano che l'acqua tiene prigioniere centinaia di persone. Sotto Petroio, le industrie hanno la peggio. Capi di vestiario trasformati in montagne di rifiuti. In una vetreria, scoppiano i forni e l'incendio distrugge i capannoni. 266 le famiglie danneggiate, 180 le attività agricole, commerciali e industriali. Nel comune di Cerreto Guidi, si coalizzano l'Arno, il Vincio e il Padule. E sono dolori. Un terzo del territorio va sott'acqua. Sono 330 le case invase dall'acqua. Le aziende agricole danneggiate 205 e 44 quelle commerciali e industriali. Alle 8, in località Bassetto, l'Elsa rompe gli argini. Ferrovia divelta, a Certaldo. Tremila persone isolate, Il sindaco Masini tenta di mettersi in contatto con la Prefettura. Impossibile. Allora costituisce un comitato per la ripresa della vita in ogni settore. I danni, complessivamente, raggiungono quasi i due miliardi di lire. A Montespertoli, il Virginio straripa in località Anselmo e cancella un bel tratto di strada. La Pesa frantuma il ponte in località Poggio Bambagi, non lontano dalla Ginestra, e danneggia quello in località San Vincenzo. Fuori uso l'acquedotto. Frane ovunque. Spariscono 150 ettari di vigneti. L'acqua, in certi punti, raggiunge i 2 metri d'altezza. Ecatombe di animali da cortile. Eppoi diventa killer chi meno te l'aspetti. Come il Borro Val di Cielo, il Borro Baccaiano, il Rio della Leccia e l'Orme. Castelfiorentino ha a che fare con l'Elsa, ma non solo. Nella notte tra il 3 e il 4, alle 3, il sindaco Mario Cioni, viene informato che ci sono problemi grossi. Raggiunge il fiume con gli uomini della sorveglianza. E non ha dubbi: «Bisogna avvertire subito la popolazione. Ricordatevi del 1949». L'acqua, quell'anno, era arrivata a un metro e mezzo. Alle 9.30, il Rio Vallone mette sott'acqua piazza Kennedy, piazza Cavour e via Palestro. Eppoi ci pensa anche il Rio Lama a far danni. A mezzogiorno, c'è chi ritiene che il peggio sia passato. Ma non è così. Un boato a San Martino annuncia il peggio. Ha ceduto l'argine dell'Elsa. L'acqua investe il Bastione. Sconvolge la ferrovia e il piano. E' una corsa a mettersi in salvo. L'acqua raggiunge i 2 metri e mezzo. Invade le chiese di Santa Verdiana e di San Francesco. E' mista a fango, nafta, tronchi d'albero, bidoni, carogne di animali. Alle 2.30, un'esplosione provoca altra paura. Viene dalla località Tavio. E' sparita una casa. Colpa di un deposito di carburo. Lo si scopre a notte, quando due volontari riescono a raggiungere il luogo con un canotto. Il giorno dopo, il bilancio è pesante: 4 morti, 900 aziende danneggiate, 600 le abitazioni allagate. Annegati 45 bovini, 65 suini, seimila fagiani, quindicimila animali da cortile. Danni economici per 5 miliardi e mezzo di lire. Empoli. La notte del diluvio. E' l'Elsa a renderla tale, spalla dell'Arno. In 35 chilometri, ha 60 strappi. E gli danno mano gli affluenti Staggia, Pescaiola, Pietroso, Lama e Morto. La città deve fare i conti con 2.216 ettari di territorio allagati. Empoli si sveglia male, il 4. Il villaggio Ina-Casa è già sott'acqua. E Avane è sul punto. Poi Pontorme. Rigurgitano le fogne. Piazza dei Leoni, via Lavagnini, via Marchetti, via del Giglio. I negozianti cercano di correre ai ripari. Ma il Rio dei Cappuccuini e il Rio di Piovola creano problemi in via Fratelli Rosselli, piazza della Vittoria, via Carrucci, Ponzano, via Cilea, via Bixio. Eppoi è la volta del Rio Mosca e del Rio del Romito: guastano Pontorme e parte di Cortenuova. Eppoi è un susseguirsi di notizie. Un bollettino di guerra. Terrasanta, viale Buozzi, Carraia, la ferrovia, Pratovecchio, Terrafino, Santa Maria, via Ridolfi, via di Pratignione, via dei Cappuccini, Ponte a Elsa. Un disastro. E l'Arno cresce. Alle 15, tracima allo Scalo. Quindi, da piazza Gramsci, invade il centro. Il sindaco Mario Assirelli è in piazza del Popolo, allora sede della polizia municipale. E' sommerso dalle notizie. E lui compone un mosaico sconfortante, aggiungendo Osteria Bianca, Marcignana, Pagnana. Acqua alta 3 metri e mezzo. Un lago, a forma di triangolo, di 22 chilometri quadrati. E' difficile intervenire. Non ci sono i mezzi. Assirelli ascolta racconti drammatici. Di due morti. Di cacciatori scomparsi a Molin Novo (poi ritrovati male in arnese). Di gente sugli alberi. Di famiglie intere sui tetti delle case. Di pastori intrappolati. Delle vetrerie allagate. Dei depositi devastati. Dei negozi ridotti a cumuli di rifiuti. Chiede aiuti, il sindaco. Arriveranno molte ore dopo. Insufficienti. Alle 7, a Fucecchio, zona D'Andrea e Ponzano sono sott'acqua. L'Arno ha invaso la golena. Ci sono abitazioni. Il vigile urbano Lando Landi avverte il sindaco Ivano Pellegrini, che accorre con il vice sindaco Rolla Mostardini e l'ingegnere comunale Renzo Checchi. Ci sono danni. Ma potrebbero essercene di più se l'acqua arrivasse in piazza Montanelli. Allora si tira su una diga con i sacchetti di rena. Ma i conti da fare sono a Nord, dov'è il Padule, dov'è il suo emissario Usciana. A far precipitare la situazione è la misteriosa rottura dell'argine a San Donato di Santa Maria a Monte, nel pomeriggio del 4. Butta nella valle milioni di metri cubi d'acqua. Tanti da invadere, andando all'insù, Castelfranco, Santa Croce, Ponte a Cappiano, Botteghe e Cavallaia. L'acqua arriva fin quasi la Ferruzza. I padulani, con i barchini, mettono in salvo numerose famiglie. Danno una grossa mano, con i loro mezzi, i proprietari dei "mestieri" del luna park (a Fucecchio sono giorni di fiera), i boy scout di padre Angelico Ceci e i carabinieri, al comando del maresciallo Cartaginese. I danni toccheranno il miliardo e mezzo.
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