Sicurezza
Non si era accorto del proiettile nell'addome
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Sopra don Paolo a destra con Betori e il sindaco Mori di Montelupo Dopo lo sparo Don Paolo è salito in ascensore per chiamare la polizia
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CASTELFIORENTINO. Il mondo politico e quello dell'associazionismo abbracciano don Paolo Brogi. Da due giorni i messaggi di solidarietà e vicinanza al parroco di Castelfiorentino, segretario del vescovo di Firenze, ferito con un colpo di pistola nell'attentato all'interno della Curia, si susseguono. Ieri monsignor Betori è intervenuto per celebrare la messa nella parrocchia di San Giovanni Evangelista a Empoli, mentre il parroco resta ricoverato in ospedale. Chi lo ha visto dopo l'intervento chirurgico lo descrive come «tranquillo, sereno e con il morale alto»; mentre gli inquirenti cercano di dare un volto a chi ha premuto il grilletto della calibro 7,65. Per il momento però la soluzione del caso non sembra così vicina. Le indagini sono ancora orientate prevalentemente verso l'ipotesi che a sparare sia stato uno squilibrato per vendetta verso la curia. Al momento, non ci sono testimoni che abbiano visto qualcuno fuggire dopo l'aggressione. Gli agenti hanno acquisito i filmati di una quarantina di telecamere e hanno controllato 15 persone che corrispondono alla descrizione dell'aggressore fornita da don Brogi. Tra le persone ascoltate ci sarebbero anche alcuni conducenti di taxi: nei pressi c'è infatti un'area di sosta per auto pubbliche; secondo un'ipotesi, l'aggressore potrebbe essere arrivato servendosi proprio di un taxi. Intanto è stato reso noto il contenuto delle telefonate al 118: «Hanno sparato, hanno ferito il segretario del vescovo». «Sparato?». «Sì sparato». Sono le prime frasi della telefonata partita alle 19.32 dall'arcivescovado di Firenze. Parte dal cellulare di una religiosa, che però crede di parlare con la polizia. Quando si accorge di aver sbagliato numero - aveva composto il 118 e non il 113 - riattacca. Otto secondo dopo è arrivata la nuova telefonata al 118: «Mandate un'ambulanza, hanno sparato al segretario del vescovo». Dopo aver raccolto i dati essenziali per l'invio dei soccorsi, l'operatrice dà dei consigli: «Ce l'ha un panno asciutto? Tamponi la ferita con un panno asciutto...». Secondo una prima ricostruzione, don Paolo Brogi non si sarebbe accorto subito di essere stato ferito, tanto che, dopo l'aggressione, sarebbe riuscito a salire in ascensore per raggiungere il primo piano dell'edificio, con l'intento di chiamare la polizia. Nel frattempo prosegue la pioggia di messaggi di solidarietà a don Brogi, 42enne di Castelfiorentino, ordinato sacerdote nel 2001, prima cappellano all'Impruneta, quindi co-parroco di Montelupo (dal 2003 al 2008), prima della chiamata di Betori, che l'ha voluto al suo fianco: «Quanto accaduto a don Paolo Brogi e a mons. Betori lascia sgomenti e inquieti - dichiara il presidente del consiglio provinciale David Ermini -. Esprimo la mia vicinanza personale e di tutto il consiglio provinciale a don Paolo e ai suoi familiari, augurando al segretario dell'arcivescovo una pronta ripresa». Parole che fanno eco a quello della vicepresidente della Provincia, Laura Cantini, compaesana di don Paolo: «Lo conosco bene e ho vissuto con ansia la notizia dei fatti. Sono in contatto costante con l'attuale parroco di Santa Verdiana a Castelfiorentino, don Marco Viola». Parole d'affetto anche dall'associazione "Scienza e Vita Castelfiorentino", «profondamente turbata», che esprime «dolore per l'accaduto, vicinanza all'Arcivescovo e auguri di pronta guarigione a don Paolo Brogi, concittadino e amico. Condanniamo fermamente il grave episodio - sottolinea la presidente Letizia Marino - e speriamo anche in una sua rapida soluzione, che plachi il diffuso senso di inquietudine». ALTRO SERVIZIO A PAGINA 10
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