Il Tirreno

Empoli

«L'aggressore li conosce»

Don Paolo quando era parroco a Montelupo con il sindaco Mori
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Don Paolo quando era parroco a Montelupo con il sindaco Mori

Don Viola: «Sapeva gli orari di Paolo e Betori» Brogi sta meglio, sollievo a Castello e Montelupo

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 CASTELFIORENTINO. La mamma Annamaria è rimasta per tutta la giornata al capezzale del figlio. Pronta a dare notizie sulle condizioni di don Paolo al marito, rimasto a casa, in via Che Guevara a Castelfiorentino, ai familiari, a cominciare dalla nonna 96enne del sacerdate e agli amici che seguono con apprensione l'evolversi della situazione; al sindaco Giovanni Occhipinti, che si è tenuto costantemente in contatto con la signora Brogi e al parroco di Santa Verdiana, don Marco Viola: «L'ho visto crescere Paolo - racconta ancora scosso - e con lui ho un bellissimo rapporto. Ci eravamo sentiti anche ieri mattina (venerdì, ndr), per alcune faccende». Un legame stretto, che ha portato don Marco a precipitarsi all'ospedale appena ha appreso la notizia dell'attentato all'arcivescovo Betori, in cui è rimasto ferito all'addome il suo segretario. Ieri è rimasto a Castello per svolgere i suoi compiti sacerdotali, ma con il cuore a Firenze: «Annamaria mi ha detto che Paolo sta meglio. L'operazione è riuscita, anche se il proiettile non è stato rimosso». Il peggio comunque è passato. Paolo, che compirà 42 anni a gennaio, è debole, tanto che è stato anche rinviato l'incontro con gli inquirenti. Ma è fuori pericolo. Una bella notizia anche per tutti coloro, e sono tanti, che hanno conosciuto e apprezzato don Brogi, prima come cappellano all'Impruneta, poi come co-parroco a Montelupo Fiorentino fino al 2008, quando Betori lo volle in Curia. Ora però resta il mistero sull'uomo che ha sparato e sui motivi che l'hanno portato a compiere un gesto così folle, che poteva costare la vita al segretario del vescovo: «Mi sembra di capire - sottolinea don Viola - che questa persona conosceva gli spostamenti di Betori. L'arcivescovo e Paolo stavano rientrando da una cresima a Romito». E quell'individuo, intorno alle 19.30, li stava aspettando nel palazzo arcivescovile, nel cuore del centro storico, a due passi da piazza Duomo: «Evidentemente - sottolina - sapeva che sarebbero arrivati a quell'ora. Questo fa pensare che sia una persona che li conosce, magari attraverso la Caritas». Francesco Turchi ALTRI SERVIZI A PAG. 9

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