Il Tirreno

Empoli

Troppo caldo, saldi più tardi

Marco Fani
Enzo Nigi nel suo negozio di via Ridolfi
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Enzo Nigi nel suo negozio di via Ridolfi

Lo propone Confesercenti contro il calo di vendite

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 EMPOLI. Le temperature al di sopra della media stagionale fanno la felicità degli amanti delle gite, ma rappresentano una trappola pericolosa per il settore della moda. Le vendite dei capi di abbigliamento invernali, infatti, vanno sempre più a rilento. E il clima sembra diventato un alleato della crisi economica. È quanto sostiene Confesercenti che chiede alla Regione di valutare la possibilità di posticipare i saldi invernali a febbraio e quelli estivi a fine luglio a patto che sia mantenuta la data unica a livello nazionale.  La proposta arriva dall'Empolese Valdelsa, dove Confesercenti ha avviato un confronto con le attività che operano nell'abbigliamento. A livello provinciale sono 1500 gli operatori e nella maggioranza dei casi si tratta di imprese individuali o a livello familiare. A colpire l'attenzione è il fatto che il 60% della merce viene venduta con i saldi. E con le temperature superiori alla media stagionale, sono sempre meno i clienti che si precipitano ad acquistare capi invernali. «Il problema è serio - spiega Lapo Cantini responsabile Confesercenti della zona - purtroppo alla questione economica si somma anche quella climatica. Quest'anno, per esempio, è stato un ottobre eccezionale che ha posto gravi problemi per le vendite di capi invernali. Ecco perché posticipare i saldi a febbraio, mantenendo la data unica a livello nazionale, diventa una necessità. E un modo per vendere a prezzo pieno in un periodo un po' più lungo, parallelamente all'arrivo del freddo».  Una questione particolarmente sentita dagli operatori. «Il settore della moda - spiega Enzo Nigi, presidente regionale di Fismo e di Confesercenti Empolese Valdelsa - ha sempre avuto delle peculiarità che in passato si dissociavano dalle questioni climatiche. Alcuni anni fa, per esempio, c'è stato un momento in cui andavano di moda i capi rifiniti in nylon. E si acquistavano anche in inverno, a prescindere dalle effettive condizioni climatiche. Oggi, purtroppo, i problemi economici la fanno da padroni. Ed è evidente che si compra solo per necessità. Se fuori fa caldo, per esempio, si aspetta di più prima di acquistare un piumino o un maglione».  Con l'autunno "caldo", infatti, si è ridotta drasticamente la vendita dei capi rispetto agli anni scorsi. A prezzo pieno - sostiene Confesercenti - si vende soltanto il 30% di giacconi e cappotti, mentre si scende al 25% per quanto riguarda guanti, cappelli e sciarpe. Numeri che hanno un'incidenza sui fatturati, con ben il 40% ottenuto con i saldi. «È necessario - continua Nigi - considerare l'ipotesi di spostare l'inizio dei saldi dal mese di gennaio a febbraio. E lo stesso, anche se il problema è minore, per quanto riguarda i saldi estivi, cioè da giugno a fine luglio. Non è possibile inserire nelle vetrine già a settembre i capi invernali, quando il caldo si protrae poi fino a fine ottobre».  Il presidente di Fismo chiede anche di rivedere la normativa sulle vendite promozionali. «È necessaria maggiore chiarezza su questo versante - conclude Nigi - come associazione proponiamo che un'attività non possa vendere oltre il 20% della merce totale con la formula promozionale. E che si debba interrompere questo particolare tipo di vendita almeno due mesi prima dell'inizio dei saldi e non solo un mese prima come avviene ora».

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