Attenzione
Il nido si fa in casa ora per il bebè c'è l'asilo domiciliare
Francesco Turchi
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EMPOLI. Al nido non c'è posto? Babbo e mamma possono tranquillamente andare a lavorare e lasciare il bebè in una casa. Non da solo. E neanche con la tata di turno, che sia la nonna o la ragazzina improvvisata baby sitter. Bensì con un educatore qualificato, che baderà a lui ed ad altri quattro bambini. Con un costo più o meno in linea con quello di un asilo tradizionale (3 euro l'ora). Il 2012 sarà l'anno dello sbarco nel circondario dei nidi domiciliari. Che porteranno posti di lavoro per gli educatori e daranno una mano ai Comuni, costantemente alle prese con le liste d'attesa. Una risposta concreta alle esigenze delle coppie alle prese con il problema di far coincidere le esigenze del lavoro, con quelle familiari. La situazione. A Castelfiorentino è già stata depositata la prima richiesta. A Empoli, così come in altri comuni, c'è chi sta definendo gli ultimi dettagli dell'operazione ed è pronto a investire. Gli enti - colti di sorpresa, almeno nel circondario - corrono ai ripari: la conferenza zonale per l'istruzione ha dato mandato al Centro Bruno Ciari di rivedere il regolamento unico, in modo tale da disciplinare anche le modalità per l'istituzione nell'Empolese Valdelsa dell'elenco degli educatori idonei a svolgere il servizio dei nidi domiciliari. E l'Agenzia per lo sviluppo lancia il corso di formazione gratuito finanziato dal Circondario con le risorse europee (tempi e modalità nel box a destra). Tutti segnali che evidenziano come ci sia una forte richiesta, sia da parte delle famiglie, che degli educatori, con questi ultimi che vedono nei nidi domiciliari l'opportunità di uno sbocco occupazionale, con un investimento importante ma nettamente inferiore rispetto all'apertura di un asilo vero e proprio. Cosa sono. I requisiti generali dei nidi domiciliari sono stabiliti da una legge regionale del 2003, che rimanda però ai Comuni le competenze relative all'autorizzazione, oltre che la definizione di ulteriori condizioni e la realizzazione di appositi elenchi degli educatori idonei a svolgere questo tipo di attività. Il nido domiciliare può essere attivato all'interno di un'abitazione (della famiglia o dell'educatore, o in un'altra casa a disposizione) dove c'è uno spazio minimo disponibile per i bambini non inferiore a venti metri (escluse le zone di servizio). Il nido deve essere organizzato in modo funzionalmente autonomo dal resto dell'abitazione durante l'orario di servizio. La struttura può aprire solo in presenza di un numero di cinque bambini di età compresa fra tre mesi e tre anni. Chi può aprirlo. L'educatore deve essere in possesso di un diploma di dirigente di comunità infantile, oppure di maturità magistrale, liceo socio-psico-pedagogico, assistente di comunità infantile, maestra d'asilo, operatore o tecnico dei servizi sociali, laurea in indirizzi pedagogici e psicologici. L'apertura del nido domiciliare, come degli altri servizi integrativi, viene autorizzata dal Comune entro sessanta giorni dalla richiesta (dopo vale il silenzio assenso): l'ente in seguito può effettuare sopralluoghi per verificare la permanenza dei requisiti, ed eventualmente decidere di ritirare l'autorizzazione.
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