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Seicento fabbricati rurali rischiano di dover pagare l'imposta sugli immobili
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Una veduta della campagna dellEmpolese 3 MINUTI DI LETTURA
EMPOLI. Crollo dei prezzi, globalizzazione, siccità e chi più ne ha, ne metta. Ora si profila un nuovo nemico a insidiare i già deboli bilanci delle imprese agricole. Si chiama riaccatastamento, procedura astrusa che, se non fatta in tempo, rischia di far pagare agli agricoltori un bel po' di soldi per l'Ici degli ultimi 5 anni. A gloria della burocrazia, dunque, entro domani va fatto il cambio catastale delle case per avere l'esenzione dall'imposta. Una procedura che dovrebbe sancire la fine di orientamenti discordanti una volta tesi ad agevolare gli agricoltori e altre ad assoggettarli all'imposta. Nel circondario sono 600 le abitazioni interessate. Il pericolo, per chi non rispetta la scadenza imposta dal decreto ministeriale emesso il 21 settembre, è di perdere le esenzioni per Irpef e per Ici. Ma le associazioni di categoria sono sul piede di guerra perché, come spiega il responsabile della Cia (Confederazione italiana agricoltori) per il circondario Empolese Valdelsa Sandro Piccini, «la modulistica per presentare queste domande è stata disponibile solo a partire da lunedì». Nei vari uffici delle associzioni di categoria si sono create già file e molta confusione. «Chiediamo con forza - va avanti Piccini - una proroga di questi termini, è impossibile che tutti siano in grado di mettersi in regola». Stamani al Senato un punto all'ordine del giorno è sul riaccatastamento. E nel mondo degli agricoltori molti sperano in un rinvio della scadenza. Nel circondario sono 600 le case che hanno i requisiti di ruralità (2.500 sono nella provincia di Firenze). Per avere l'esenzione dall'Ici anche i proprietari degli edifici devono lavorare nell'agricoltura (o essere pensionati di questo settore). Il decreto emanato dal ministero dell'Economia il 21 settembre scorso ha dato ai proprietari degli edifici solo una settimana di tempo per mettersi in regola. In sostanza il ministero ha voluto stabilire nuove categorie catastali per gli edifici rurali. Questo per mettere ordine alla materia dato che finora le categorie in cui venivano poste queste abitazioni erano state varie. E c'erano state sentenze di orientamento diverso che avevano portato anche alcuni Comuni a richiedere il pagamento dell'Ici per questi edifici rurali. Nel circondario la richiesta era stata avanzata da Vinci. In particolare le abitazioni (cioè, per esempio, le case dove vivono gli imprenditori agricoli) dovranno essere riaccatastate nella categoria A/6 mentre per i fabbricati rurali strumentali (cioè, per esempio, quelli usati per attrezzi o materiali o cantine) dovranno andare in D/10. Queste due categorie non sono più utilizzate da tempo. Le case in A6 sono quelle con il bagno esterno dal corpo principale dell'abitazione che più nessuno ha. E così anche l'accatastamento in D10 è desueto. Ora, però, identificherà le costruzioni rurali esentate dall'Ici. Tutti i proprietari di immobili già accatastati nelle altre categorie, che abbiano i "requisiti di ruralità" previsti nel decreto 557 del 1993, dovranno presentare agli uffici dell'agenzia del territorio una domanda di variazione della categoria catastale perché venga attribuita la categoria A/6 (con la classe R istituita con il decreto) per le abitazioni e la categoria D/10 per i fabbricati strumentali. Gli immobili in D/10 manterranno la rendita già attribuita. Oltre alla domanda, tra i documenti da inoltrare all'Agenzia, bisogna anche aggiungere un'autocertificazione che indichi che l'immobile è in possesso dei requisiti dal quinto anno precedente la domanda. I due moduli per domanda e autocertificazione possono essere trovati in allegato al decreto ministeriale. La richiesta può essere consegnata all'ufficio locale dell'agenzia del territorio del territorio, oppure inviata per posta (con raccomandata con avviso di ricevimento). E' possibile inviare i documenti anche via fax o posta elettronica certificata. Sul sito dell'Agenzia del territorio (www.agenziaterritorio.gov.it) si può trovare una applicazione che consente di compilare la domanda online. Chi invia il materiale con questa modalità domani dovrà poi consegnare il resto della documentazione, secondo le regole sopraindicate, agli uffici entro quindici giorni. Chi non presenta la domanda dovrà pagare l'Ici per gli ultimi cinque anni anche se è in possesso dei requisiti di ruralità. Tra l'altro al massimo dell'aliquota. Dopo scatteranno i controlli dei Comuni.
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