Il Tirreno

Empoli

I venti giorni da alpino di Alessio

Sara Bruni
Alessio Tanganelli (il primo accosciato a sinistra) con la 42ª compagnia
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Alessio Tanganelli (il primo accosciato a sinistra) con la 42ª compagnia

Ha 19 anni e vive a Stabbia: «Esperienza splendida»

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 CERRETO GUIDI. «Essere un alpino non è da tutti i giorni». Questo è quello che ha scritto Alessio Tanganelli, giovane stabbiese diplomato a luglio col massimo dei voti all' istituto per geometri di Empoli, ha scritto sul proprio profilo Facebook appena tornato a casa, dopo aver assaporato tre settimane di vita militare. Alessio è stato uno dei primi nella zona ad aderire al progetto "Vivi le forze armate", promosso dal Ministero della Difesa.  La sua avventura è iniziata alla caserma Monte Bianco di La Thuile, in Val d'Aosta. «Mi sono ritrovato con addosso una mimetica e un paio di anfibi - racconta Alessio - mentre tra noi ci guardavamo come se ogni secondo che passava fosse una nuova vita da capire. Ma presto il ghiaccio si è rotto e sono cominciate nuove amicizie». Durante le tre settimane di permanenza nell'arma, ci sono stati momenti sia di teoria che di pratica. «Grazie ad un acuto programma abbiamo iniziato con l'addestramento formale, - spiega Alessio - le prime nozioni di topografia militare, lezioni di Meteomont, la storia degli alpini visitando la sede dell'Associazione Nazionale Alpini e del comando generale. Ovviamente insieme alla teoria ci vuole anche la pratica e così abbiamo iniziato le arrampicate su roccia, i simulatori di tiro, le calate con corda doppia e l'addestramento in fasi operative con percorsi avventura». Alessio ha avuto anche la possibilità di sperimentare le famose marce degli alpini, con le quali insieme al proprio gruppo è arrivato al Colle della Croce e al rifugio Deffeyes (a circa 2500 metri di aletitudine), per giungere poi fino a toccare quasi il ghiacciaio del Rutor, dal quale si gode di una vista stupenda. «Abbiamo anche pernottato sul lago Verney - dice Alessio - dove è stato girato il film il Mio West di Pieraccioni, e come veri militari, ci siamo alternati i turni di guardia durante tutta la notte». Oltre a tutto questo, nel programma ci sono state lezioni con una psicologa, per meglio comprendere il mondo militare e compattare il gruppo. «Irripetibili sono state le emozioni - ricorda adesso il Alessio - provate durante la cerimonia di consegna del cappello alpino da parte di colonnello, generale e veterani. Esperienze irripetibili, sudate, sofferte ma portate avanti dalla consapevolezza che tra compagni di squadra dovevamo aiutarci. E' questo che conta in montagna e nella vita comune: sapersi aiutare nei momenti del bisogno, aiutarsi al di sopra di qualunque interesse». Per lui, adesso che si stanno per spalancare le porte dell'università o del mondo del lavoro, comunque tre settimane da ricordare. «E' un'esperienza che consiglio di fare a chiunque - conclude - poichè si spalanca una diversa visione delle forze armate».

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